Bankitalia, le banche migliorano ma rischi ancora rilevanti

ROMA. – I “segnali di miglioramento” ci sono, a partire dal calo delle sofferenze, alle imprese e famiglie che riprendono a pagare i debiti con più puntualità e a un mercato immobiliare in ripresa ma le banche italiane sono ancora in bilico ed esposte “a rischi rilevanti” nel caso di un rallentamento della ripresa e incertezze in Europa che chiuderebbero loro i mercati dei capitali. Bisognerà vedere poi l’esito del supporto pubblico a Mps e alle due venete.

Nel rapporto di stabilità finanziaria della Banca d’Italia ci sono diversi spunti positivi per gli istituti di credito dopo le ‘grandi pulizie’ che hanno affossato i bilanci nel 2016. Il flusso di nuove sofferenze innanzitutto si è normalizzato e famiglie e imprese hanno tassi di insolvenze tornati vicini ai livelli pre-crisi. Certo giova anche una politica più accorta delle banche il cui rovescio della medaglia si vede nelle richieste di finanziamento respinte “più frequentemente” per le aziende “vulnerabili” e le “microimprese”.

Nel frattempo gli istituti di credito hanno iniziato a ridurre le sofferenze tramite cessioni dei crediti, specie dei portafogli oramai ‘esausti’. Per questo Unicredit, spiega Via Nazionale, cederà i 17,7 miliardi a un prezzo del 13%, sotto il livello di recupero medio (almeno 10 punti in più).

Altre cessioni arriveranno “nei prossimi mesi” e il rapporto ricorda le linee guida emanate dalla Bce ma si mostra più cauto rispetto ad altri organismi internazionali nel suggerire le vendite in blocco. Se le banche devono infatti predisporre presto delle strategie per la riduzione degli Npl, è meglio evitino di metterne una gran quantità in vendita sul mercato a basso prezzo per non affossare le quotazioni.

A ridurre i rischi per il sistema finanziario, si sottolinea, c’è anche il miglioramento del mercato immobiliare che riprende a vedere la luce in termini di compravendite e prezzi. La crescita del credito però resta debole. Bankitalia la attribuisce all’ancora scarsa domanda in termini di investimenti delle imprese e ribadisce la sua difesa di fronte alla critiche di molti analisti, l’Fmi e alcuni settori della vigilanza Bce: non è l’alto stock di Npl ad aver frenato i prestiti e quindi il supporto all’economia ma la crisi. Anzi proprio l’Aqr decretato da Francoforte nel 2014 ha contribuito a ridurre gli spazi per i finanziamenti.

(di Andrea D’Ortenzio/ANSA)

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