Ue promuove la manovra correttiva presentata dal governo italiano

Pier Carlo Padoan, Pierre Moscovici e Michel Sapin
Pier Carlo Padoan, Pierre Moscovici e Michel Sapin

ROMA. – La Ue dà il primo via libera alla manovra correttiva presentata dal governo italiano per consolidare i conti e per allontanare, per dirla con Pier Carlo Padoan, lo spettro del “rischio-Paese”. Ma appena incassato l’ok di Bruxelles, il Ministero dell’Economia, in compagnia degli omologhi spagnolo, portoghese e francese, presenta alla Commissione una nuova istanza: quella di considerare con più attenzione nella valutazione dei bilanci nazionali elementi come la bassa crescita nominale, gli effetti della crisi sul lavoro, nonché i rischi legati al neoprotezionismo. Una richiesta che, per la coincidenza, sembra avanzata quasi in contropartita per il rispetto degli impegni presi.

Il primo giudizio positivo è arrivato per bocca del vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, considerato un falco a Bruxelles. La valutazione, ha ammesso, è per l’Italia “particolarmente complessa perché bisogna considerare la regola del debito e la manovra da 0,2%”. Ma “a prima vista”, la correzione “sembra essere tale”, ha ammesso.

Le considerazioni definitive della Commissione arriveranno a metà maggio, dopo le previsioni di primavera e le raccomandazioni, ma i rilievi più probabili sono stati in qualche modo anticipati nel rapporto dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che ha scansionato Def e Pnr evidenziandone le criticità. Proprio la discesa del debito potrebbe essere, secondo l’Autorità guidata da Giuseppe Pisauro, non sufficiente ad attenersi alla regola evidenziata da Dombrovskis. Allo stesso tempo, l’Italia potrebbe non rispettare del tutto nemmeno la clausola per gli investimenti, per la quale ha chiesto e ottenuto, con la legge di bilancio 2017 lo 0,25% di flessibilità sul deficit.

L’annunciata disattivazione delle clausole di salvaguardia e il rispetto degli obiettivi di deficit indicati nel Def implicano peraltro già ora misure correttive per l’anno prossimo pari a circa l’1% del Pil (17 miliardi), senza contare, sottolinea ancora l’Ufficio, gli annunciati interventi a favore di crescita e lavoro.

Non a caso Padoan e colleghi di Spagna, Francia e Portogallo hanno scritto direttamente alla Commissione per considerare una modifica degli standard di valutazione dei bilanci nazionali. Una seconda offensiva comune, dopo quella sull’output gap, che permetterebbe al nostro Paese di guadagnare margini più ampi proprio in vista della messa a punto della prossima legge di bilancio.

Al momento comunque, ha rivendicato il ministro in audizione in Parlamento, i conti italiani sono perfettamente sotto controllo e la manovra-bis li rinforza ulteriormente. Il decreto di correzione, sostanzialmente contenuto, è stato “opportuno” soprattutto per una serie di fattori che in questa fase “accentuano la percezione di un rischio Italia”, dal taglio del rating da parte di alcune agenzie (ultima Fitch) all’avvicinamento del termine del QE della Bce, dall’ approssimarsi della fine della legislatura e all’alto debito italiano. Per sfatarli, l’Italia ha dimostrato la sua serietà a livello internazionale.

E lo farà anche a livello nazionale, di fronte alle richieste tutte nostrane. Di fronte ai dubbi espressi anche dalla Corte dei Conti sullo split payment, ultimi di una lunga serie di vere e proprie opposizioni arrivate dal mondo delle imprese, Padoan ha assicurato che l’estensione del meccanismo sarà accompagnata da un’accelerazione dei rimborsi fiscali, alla quale il governo sta pensando per ovviare ai problemi di liquidità che piccole e grandi aziende lamentano.

(di Mila Onder/ANSA)

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