Bce valuta il rialzo dei tassi anticipato, l’euro sfiora 1,10

"Pensioni? conti importantissimi". Bce, stop a opzione aumento Qe
MARIO DRAGHI BCE

ROMA,. – La Banca centrale europea potrebbe alzare i tassi prima del previsto: a dirlo è Peter Praet, membro del direttorio di Francoforte, facendo schizzare l’euro a un passo dagli 1,10 dollari. La Vigilanza Bce intanto avverte le banche: preparatevi alo scenario peggiore su Brexit, quello di un divorzio ‘hard’ che costringerebbe numerosi istituti a spostare personale da Londra all’Europa continentale.

Solo una settimana fa, al consiglio direttivo, il presidente della Bce Mario Draghi aveva rassicurato i mercati: i tassi resteranno dove sono, o a livelli persino inferiori, “ancora a lungo e comunque ben oltre” la fine del quantitative easing fissata a dicembre.

Il presidente della Bce aveva anche smentito che a giugno fosse in programma una revisione della comunicazione in modo da segnalare ai mercati un cambio di direzione. Ma evidentemente non tutti alla Bce la pensano come lui. E la pressione per avvicinare la stretta, o almeno dare il segnale, si sta intensificando.

A rompere le righe è Praet: alla Bce “diciamo ‘ben oltre (la scadenza del qe, ndr) ma questa è una valutazione che dipenderà molto dai dati. Può essere molto dopo, o poco dopo”. Per diversi analisti significa che a giugno la formula usata da Draghi potrebbe cambiare.

Per i mercati è un segnale forte e l’euro non tarda a riassestarsi, volando a 1,966, a un passo da 1,10 dollari, ai massimi da novembre. Tutto ciò nonostante l’inflazione, tornata a salire in Italia e Germania, potrebbe presto risentire negativamente del petrolio ripiombato sotto i 46 dollari ai minimi del 2017 in un mercato scettico sui tagli dell’Opec.

Segnali che le borse hanno quasi ignorato, con l’Europa decisamente positiva e Milano protagonista di un quasi +2% trainata da industriali e banche nonostante il monito della Bce sulla turbolenza che il negoziato con Londra rischia di assumere.

“Le banche europee devono decidere come affrontare la Brexit e prepararsi al peggio sarebbe opportuno”, avverte Sabine Lautenschlaeger, numero due della vigilanza bancaria che fa capo alla Bce. In gioco c’è il passaporto bancario che le grandi banche d’investimento centrate a Londra probabilmente perderanno: dovranno spostare personale, specie nella gestione dei rischi, ma anche capitale e quindi strutture societarie nel Continente, e la Bce promette rigore contro i tentativi di aggiramento attraverso società fittizie o scatole vuote.

Draghi, a Losanna dove ha ricevuto una medaglia d’oro dalla fondazione Jean Monnet, in un discorso denso di citazioni del Padre nobile del progetto europeo oggi ha sorvolato su tutto ciò per difendere l’euro, indicato da alcuni come “la causa della bassa crescita” quando, al contrario, i Paesi che hanno fatto riforme e condotto politiche di bilancio “sane” sono cresciuti eccome.

Un messaggio agli euroscettici corroborato da un affondo contro lo slogan degli emuli della Brexit, quel “riprendiamoci il controllo” delle prerogative nazionali che risuona a Parigi o a Roma. “Monnet e i suoi contemporanei avevano concepito l’Unione europea precisamente come un modo per riprendere il controllo su eventi che gli Stati, agendo da soli, non erano più in grado di influenzare”.

(di Domenico Conti/ANSA)

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