Venezuela, consegnata nota di protesta all’Ambasciatore Mignano

Pubblicato il 11 maggio 2017 da redazione

L’Ambasciatore d’Italia in Venezuela, Silvio Mignano

CARACAS – Le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, non sono passate inosservate al governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. E, anche se con ritardo, la “Casa Amarilla” ha reagito e condannato quella che ha considerato una ingerenza inopportuna negli affari del Paese.

Il Viceministro per l’Europa, Yvàn Gil, ha consegnato all’Ambasciatore Silvio Mignano una “nota di protesta verbale” e assicurato che in Venezuela si garantisce la libertà di manifestazione, un diritto sancito dalla Costituzione, e precisato che le forze dell’Ordine intervengono solo per assicurare l’ordine pubblico e non per reprimere i cittadini.

Come si ricorderà, il ministro Alfano, nei giorni scorsi, aveva condannato con parole assai dure, la violenza con la quale si reprime le proteste antigovernative.

– Reiteriamo la nostra forte preoccupazione e condanna per la crescente violenza con la quale sono represse le manifestazioni popolari di protesta in corso a Caracas e nel resto del Paese – aveva detto -. La manifestazione del dissenso è un diritto inalienabile dei cittadini e non può mai essere oggetto di intimidazione o di repressione.

Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano.

E aveva poi aggiunto:

– Confidiamo che il governo venezuelano presti ascolto con senso di responsabilità alle istanze della popolazione e dei suoi rappresentanti eletti. E’ necessario un dialogo aperto ed in buona fede con l’opposizione per poter scongiurare la grave crisi che continua a colpire il popolo venezuelano e stabilire così un calendario elettorale che consenta di superare l’attuale situazione di stallo. Invitiamo inoltre il governo a non alimentare la contrapposizione interna che potrebbe provocare ulteriori violenze e a garantire che il popolo sia chiamato a esprimersi esclusivamente con suffragio universale, libero, diretto e segreto.

Espressioni che non sono piaciute al governo del presidente Maduro, come d’altronde non era piaciuta la mozione promossa dal senatore Pier Ferdinando Casini, dopo aver visitato il Paese a dicembre, in occasione delle feste natalizie. La mozione, approvata a grande maggioranza dall’Aula, impegnava il Governo italiano ad adottare ogni iniziativa internazionale per ottenere dal Governo venezuelano un atteggiamento costruttivo, per impegnarlo a ripristinare la separazione dei poteri e salvaguardare le attribuzioni degli organi costituzionali; per favorire un dialogo tra Governo, opposizione e società civile; per ottenere la liberazione dei prigionieri politici.

Anche allora il nostro Ambasciatore fu chiamato al ministero degli Esteri venezuelano dove, in toni anche assai severi e non corrispondenti alla prassi diplomatica, si esprimeva il malessere del governo del presidente Maduro.

In questa occasione, il viceministro Gil, nel consegnare la “nota di protesta verbale”, ha sottolineato al nostro Ambasciatore che il governo del presidente Maduro ha invitato in reiterate occasioni al dialogo e rimarcato che dichiarazioni come quelle del ministro Alfano non contribuiscono a creare un clima di distensione, al contrario rappresentano uno stimolo per chi pretende sovvertire l’ordine costituito.

La crisi politica che vive il Paese è seguita con molto interesse dal mondo politico italiano che ha criticato aspramente la violenta repressione della protesta.

L’ex premier Matteo Renzi con il ministro Alfano

Nei giorni scorsi l’ex premier Matteo Renzi, nel suo account in facebook, è tornato a parlare della realtà del Venezuela. Ha scritto:

“In Italia alcuni partiti hanno individuato il Venezuela come un modello di democrazia. È una follia! Ciò che sta accadendo in queste ore dovrebbe far riflettere in tanti. Non possiamo fare finta di nulla. Nel tempo dell’informazione globale ciò che accade a Caracas riguarda anche noi. Chiediamo tutti insieme libertà e benessere per il Venezuela, Paese meraviglioso che non merita questa violenza”.

  • Pippo

    La doppia morale del socialismo bolivariano del XXI secolo: Dialogo Sì ma su piattaforme al servizio del Regime. Ivan Gil, pensi piuttosto ha onorare il Suo stipendio statale, prodigandosi a dare ascolto alla gran maggioranza del Suo popolo che chiede a gran voce un nuovo modello e nuove, corrette, libere e universali elezioni!

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