Slittano le pagelle dell’Ue. Per l’Italia nuovo record del debito

BRUXELLES. – Il ‘pacchetto di primavera’, il corposo dossier che chiude il Semestre europeo di valutazione dei bilanci nazionali, slitta al 24 maggio. Il motivo, assicurano i tecnici di Bruxelles, non è legato al ‘faldone’ Italia, nonostante sia tra i più complicati e lunghi da sistemare a causa del giudizio ancora pendente sulla flessibilità 2015-2016. Ci sono altri Paesi più delicati, come il Portogallo che vorrebbe uscire dalla procedura per deficit nonostante un quadro generale di debolezza.

Il giudizio complessivo sull’Italia dovrebbe comunque essere buono, ma il rischio di una procedura per debito eccessivo si ripresenterà in autunno. Anche perché i dati di Bankitalia dicono che a marzo ha raggiunto un nuovo record: 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto a febbraio.

Le ‘Country specific recommendations’ erano attese per mercoledì, invece i commissari questa settimana avranno soltanto un confronto sulle nuove previsioni economiche. Ai tecnici europei serve qualche altro giorno per dialogare sia con quei Paesi che hanno inviato in ritardo i loro programmi di stabilità e di riforme, sia con quelli più problematici.

L’Italia rientra in questa seconda categoria ma le aspettative sono buone, indicano fonti europee. Lo scambio con il Tesoro è ancora in corso, il problema più evidente è sempre lo scarto sulla flessibilità per investimenti, ma la Commissione sta cercando il modo di aggiustare le cifre.

Quello che non può aggiustare è però lo ‘squilibrio eccessivo’ del debito pubblico, che può far scattare una procedura in qualunque momento. Il rischio si sposta quindi all’autunno: Bruxelles lo usa come strumento di pressione sul Governo, perché non abbia la tentazione di allontanarsi dagli impegni. Rispettare i patti è fondamentale, secondo la Ue, perché serve a mantenere alta la fiducia in un Paese che presenta ancora parecchie criticità. A cominciare dalla crescita debole.

Confermando le stime Ue, Standard & Poor’s vede una ripresa nell’Eurozona “molto solida” (+1,6% quest’anno e +1,7% il prossimo), mentre in Italia resta ferma sotto l’1%, con “rischi considerevoli” per le prospettive politiche e la possibilità di un 2017 “anno perduto” sul fronte delle riforme. I dati del Pil del secondo trimestre 2017, in arrivo domani, dovrebbero essere l’ennesima conferma: gli economisti prevedono una crescita di 0,3%, e appena lo 0,8% sull’anno.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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