Maroni “chiama” il centrodestra in vista del referendum sull’autonomia

Pubblicato il 16 maggio 2017 da ansa

MILANO. – C’è un punto di unità nel centrodestra all’indomani della richiesta di Matteo Salvini di estromettere Alternativa Popolare dalle future alleanze anche a livello regionale. In Lombardia tutta la coalizione che sostiene la Giunta di Roberto Maroni, destinatario dell’avvertimento del rieletto segretario della Lega, promuoverà un comitato per il Sì al referendum consultivo per l’autonomia regionale, annunciato per il 22 ottobre insieme a quello del Veneto. Ap compresa.

E’ stato lo stesso Maroni ad annunciare l’iniziativa, pur spiegando che farà “come governatore la campagna istituzionale dicendo ai lombardi di andare a votare”. Ma “ovviamente chi ha votato a favore dirà a propria volta di votare Sì”. La mossa è anche un modo per mostrare come l’ex segretario del Carroccio sia convinto che il ‘modello Lombardia’ – Lega con FI, ex Ncd e Fdi – debba essere perseguito anche da Salvini, a partire dalle imminenti Regionali.

Il tema autonomia è il collante: Maroni ne parlerà nei prossimi giorni con Maurizio Lupi, come anticipato dal coordinatore di Lombardia Popolare, Alessandro Colucci. L’invito a partecipare al comitato è stato rivolto – invano – anche al Movimento 5 Stelle, il cui voto in Consiglio regionale è stato decisivo per approvare il referendum (con l’aggiunta del voto elettronico). Ma il M5S considera “i cittadini” l’unico comitato di riferimento.

L’idea di Maroni è che il 22 ottobre sia uno “spartiacque” politico. La preparazione del referendum richiama molti simboli della ‘vecchia’ Lega nordista. Lo slogan ‘padroni a casa nostra’ usato come hashtag di Twitter, per dire che la Lombardia vuole i suoi soldi in Lombardia, non al Sud. E poi la data per la firma, a Cremona, del decreto di indizione: il 29 maggio, cioè la festa regionale nella ricorrenza della battaglia di Legnano, in cui i Comuni lombardi sconfissero il Barbarossa, nel 1176. Eppure il governatore dice che questo referendum non è suo “ma di tutta la Lombardia”, una novità assoluta nella storia repubblicana.

Diversa la posizione ufficiale del Pd. Il segretario lombardo Alessandro Alfieri ha ripetuto che Maroni sta “buttando 46,5 milioni di euro dei cittadini”, quando si può avviare subito la trattativa col Governo, per ottenere più materie di competenza in base allo stesso articolo 116 della Costituzione su cui si fonda il quesito referendario. La posizione del partito sarà spiegata venerdì a Bergamo dal vicesegretario Maurizio Martina e dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

Sapendo che il tema dell’autonomia, al Nord, è delicato: già due sindaci di peso, Giuseppe Sala a Milano e Davide Galimberti a Varese, hanno detto di non volere il referendum. Ma che se ci sarà, voteranno Sì.

(di Alessandro Franzi/ANSA)

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