Pil Italia avanti piano, cresce dello 0,2% a inizio 2017

Italia a crescita zero, Tesoro: 'Conti sotto controllo'
Italia a crescita zero, Tesoro: ‘Conti sotto controllo’

ROMA. – La crescita in Italia non si ferma, anche se va avanti a passo più lento rispetto alle altre principali economie europee. Nel primo trimestre del 2017, come comunica l’Istat nelle stime preliminari del Pil, si registra un segno più, anche se appena dello 0,2%, come nel quarto trimestre del 2016. Un dato che colloca ancora l’Italia sotto la media trimestrale Ue dello 0,5%, con la sola Grecia (col segno meno, anche se solo dello 0,1%) che fa peggio di noi. Anche su base tendenziale il nostro Paese resta indietro, 0,8% e una crescita acquisita per quest’anno dello 0,6%, contro l’1,7% della zona euro e il 2% dell’intera Unione Europea.

Si tratta, si limitano a commentare al Tesoro, di numeri in linea con le previsioni del governo, che nel Def ha indicato una performance dell’economia che dovrebbe portare il Pil a +1,1% a fine anno. E non preoccupa il rallentamento dell’industria, comparto che ha pesato sul risultato del primo trimestre, trainato invece da servizi e agricoltura, nonostante un “pazzo inverno” come ricorda Coldiretti, che ha visto anche ‘fuori stagione’ “precipitazioni violente, neve, gelo e vento che hanno distrutto le coltivazioni”.

Sul fronte della domanda ha dato invece contributo positivo la componente nazionale (al lordo delle scorte, mentre si è registrato un apporto negativo della componente estera netta. Nello stesso periodo – rileva ancora l’Istat – il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% in Germania, dello 0,3% in Francia e nel Regno Unito, dello 0,2% negli Stati Uniti. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,1% nel Regno Unito, dell’1,9% negli Stati Uniti, dell’1,7% in Germania e dello 0,8% in Francia.

Se per Nomisma si tratta ancora di risultati modesti, altri analisti, a partire da quelli di Unicredit, vedono invece la possibilità di una accelerazione nei prossimi mesi, già a partire dal secondo trimestre. Dubbiose anche le parti sociali: di strada ancora lunga e tortuosa parla Confesercenti, mentre per l’Ufficio studi di Confcommercio le prospettive restano deboli per l’incapacità di trasmettere la ripresa alla vita quotidiana di famiglie e imprese.

A loro volta i sindacati, a partire dalla Cgil di Susanna Camusso puntano il dito contro politiche restrittive che non consentono al Paese di ripartire. Per farlo, spiega il leader Uil Carmelo Barbagallo, occorre abbandonare l’austerity e spingere su occupazione e investimenti.

I consumatori, infine, lanciano un appello al governo perché compia, nell’ultimo miglio della legislatura, scelte più coraggiose, soprattutto per la ripresa dell’occupazione.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)

Condividi: