Alfano: “Impegnati a tutelare gli italiani in Venezuela”

Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano.
Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano.

 

 

ROMA  – Presso la comunità internazionale è ormai maturata la convinzione che “in Venezuela i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti”. Lo ha detto il ministro Angelino Alfano in un’informativa al Senato sul Venezuela.

– Il governo venezuelano – ha aggiunto – ha scelto purtroppo la strada dell’isolamento. Uscire dalla Organizzazione degli Stati Americani è una decisione molto significativa.

Quindi il ministro ha affermato che il Venezuela è un paese a cui l’Italia tiene molto “per i legami storici”

– Oserei dire che sono legami di sangue – ha sottolineato il ministro che poi ha commentato con preoccupazione:

– I rischi della situazione coinvolgono almeno 150.000 cittadini italiani. L’impegno del nostro governo in Venezuela è volto anche alla tutela degli italiani residenti nel Paese. Stiamo cercando di fornire loro sostegno e assistenza, nonostante – ha precisato – i margini di azione imposti dal governo di Caracas siano molto limitati. La Farnesina ha predisposto un piano di assistenza per 1 milione di euro destinato ai connazionali più bisognosi. Stiamo anche rafforzando il contingente dei carabinieri presso il consolato generale, nonché la sicurezza presso l’ambasciata.

 

 

Ha quindi assicurato che “il governo sta lavorando affinchè le aziende italiane in Venezuela recuperino i 3miliardi di crediti che vantano”.

– Le nostre aziende – ha spiegato nel corso della sua informativa – sono ben radicate nel territorio e non hanno abbandonato il paese. E importante che vengano ricompensate per il loro impegno

Il ministro degli Esteri ha assicurato che l’Italia “ha sempre collaborato in maniera costruttiva con Caracas”, ma ha anche precisato che “non può essere inerme davanti alla grande crisi che colpisce il popolo venezuelano”.

Come giá fatto giorni fa, commentando le notizie della violenza con cui si reprimono le manifestazioni in tutto il Paese, il ministro Alfano ha sostenuto energicamente che “la violenza non è la soluzione” e  rimarcato che  “la manifestazione del dissenso è un diritto inalienabile dei cittadini”

 

 

– Lo abbiamo fatto presente alle autorità di Caracas – ha aggiunto Alfano ricordando che su iniziativa dell’Italia al Consiglio degli Esteri a Bruxelles è stato approvato un documento comune in cui si chieda la cessazioni delle violenze in Venezuela e la ripresa urgente del dialogo. Il ministro ha anche spiegato di “aver portato le preoccupazioni e le proteste del governo italiano per le modalità con cui il governo di Caracas sta reprimendo le manifestazioni di piazza delle opposizioni”. L’Italia, ha sottolineato il titolare della Farnesina, ha proposto “soluzioni diplomatiche nel rispetto dell’indipendenza di uno stato sovrano”

– Il governo Maduro – ha detto Alfano – ha rispedito al mittente ogni critica definendo le mie osservazioni ‘perniciose e animate da finalità interventistiche’.

Ed infatti, come si ricorderà, il nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, è stato chiamato dalla “Casa Amarilla” e il Viceministro per l’Europa, Yvàn Gil, gli ha consegnato una “nota di protesta verbale”.

Il ministro ha commentato che oggi “continua a mancare la volontà politica di superare lo scontro e avviare un dialogo genuino”. l governo di Caracas, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, “non ha messo mano al calendario delle elezioni amministrative, rinviate sine die, l’oppositore Leopoldo Lopez continua a essere detenuto in isolamento e non si è cessato di assumere provvedimenti discriminatori nei confronti dei leader dell’opposizione, basti pensare all’interdizione dalle elezioni di Henrique Capriles per i prossimi 15 anni”.

Il senatore Pier Ferdinando Casini

 

 

L’intervento del ministro è stato apprerezzato ed applaudito dal mondo politico italiano con poche, pochissime eccezioni.

– La linea indicata dal ministro degli Esteri credo debba essere la linea di tutto il Parlamento – ha sostenuto, nell’Aula di Palazzo Madama, il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini che ha ricordato anche come la lettera che il Cardinale Parolin inviò a Caracas lo scorso primo dicembre, in cui si invitava al dialogo, alla liberazione dei prigionieri politici e alla fissazione di una data per le elezioni, sia rimasta per lo più disattesa.

Casini ha quindi annunciato che parteciperà alla sessione del Parlamento latino-americano a Brasilia che sarà dedicata all’autoritarismo del governo di Caracas.

– E faccio presente – ha osservato – che prima il Brasile era uno dei principali sponsor del governo chavista del Venezuela.

Il presidente della commissione Esteri ha ringraziato dunque la “diplomazia italiana” per quanto sta facendo in Paesi in “profonda crisi” come il Venezuela e il Capo dello Stato Mattarella “che si è fatto carico del disagio che c’è non solo in Ue e in Italia ma anche tra i nostri connazionali a Caracas”, mentre “avrebbe potuto limitarsi a comportamenti più formali”.

Dal canto suo, il senatore Francesco Amoruso, del gruppo Ala-Scelta Civica, ha commentato che “il ministro Alfano ha detto due grandi verità: in primo luogo in Venezuela si rischia la guerra civile e in secondo luogo l’Italia tiene molto alla sua comunità in loco. Oggi il Venezuela è uno Stato in profonda crisi economico-sociale ma, accanto a questo, vi è anche una crescente crisi politica e istituzionale, vi è un’Assemblea nazionale dove le opposizioni sono maggioranza ma che ormai non viene più convocata, anzi, c’è stato il tentativo da parte del tribunale supremo di giustizia di sostituirsi all’Assemblea nazionale.

Quindi ha aggiunto:

– La situazione è drammatica a livello politico e a livello umanitario a causa della mancanza assoluta di generi alimentari e di medicinali. Sono decine i morti durante le manifestazioni contro il Governo e migliaia i feriti. Da quando il Vaticano ha cercato una via di dialogo, partendo da richieste minime come assicurare i canali umanitari, liberare i prigionieri politici, restituire al Parlamento la funzione che gli spetta e indire nuove elezioni, accade di tutto: le chiese vengono assaltate, i preti cacciati durante la celebrazione delle funzioni. I vescovi – ha aggiunto – hanno denunciato che il Governo Maduro vuole imporre un sistema ‘totalitario, militarista, violento ed oppressivo’, peggiore del socialismo del XXI secolo di Chavez. Oggi l’Italia deve chiedere una risposta forte e immediata alla comunità internazionale, non è più tempo del politically correct.

 

 

Molto critica nel confronti del ministro Alfano, invece, la senatrice M5s Ornella Bertorotta che ha sintetizzato su Fb il suo intervento in Aula al Senato.

“Bisogna evitare in ogni modo che il Paese scivoli verso la guerra civile. Questa è una responsabilità che ha anche la comunità internazionale, soprattutto evitando ingerenze militari che trascinerebbero l’intera America latina in uno scenario simile al Medio Oriente. Purtroppo molti parlamentari non hanno questa responsabilità e si abbandonano a dichiarazioni irresponsabili che non possono che favorire violenze ulteriori. Il M5S supporta il dialogo come unica via per uscire dalla crisi economica e politica che sta vivendo”.

L’intervento della senatrice del M5s è stato giudicato con toni assai severi dal senatore di Fi, Lucio Malan:

– Nel corso degli interventi sulle comunicazioni del Ministro degli Esteri Alfano, il M5S, per bocca della senatrice Bertorotta, si è ancora una volta schierato a difesa del dittatore venezuelano Maduro, che ha fatto sciogliere il Parlamento assumendone personalmente tutti i poteri, ha fatto mettere in carcere diversi leader dell’opposizione i principali, ha gettato il paese in una crisi economica e addirittura alimentare, che ha fatto impennare la mortalità infantile. Lla senatrice a Cinque Stelle – ha aggiunto – ha ammesso che Maduro ha fatto errori economici, ma ha soprattutto attaccato l’opposizione, accusata di essere divisa, senza programmi convincenti e di avere promosso violenze, prendendo per buono la versione del regime e tirando in ballo persino Papa Francesco estrapolando una sua singola frase e ignorando la denuncia della Conferenza Episcopale Venezuelana, che ha definito quello di Maduro il tentativo di instaurare un regime totalitario marxista. Del resto – ha sottolineato – il movimento di Beppe Grillo non è nuovo a questi slanci a favore di Maduro, visto che due settimane fa l’aspirante presidente del consiglio Luigi Di Maio ha proposto che Cuba e Venezuela, in quanto paesi bolivariani, partecipino alle trattative per risolvere il caos della Libia. È inquietante pensare a cosa accadrebbe all’Italia se il M5S andasse al governo e mettesse in atto questi spropositi.