Nuova bufera sulla Casa Bianca: “‘Trump pagato da Putin”

Pubblicato il 18 maggio 2017 da ansa

Il Presidente Donald Trump con Kevin McCarthy nel Rose Garden della Casa Bianca.
(ANSA/AP Photo/Evan Vucci)

NEW YORK. – “Donald Trump viene pagato da Vladimir Putin”: la frase shock spunta in un audio del 15 giugno 2016 rimasto fino ad oggi segreto, pronunciata dall’allora leader della maggioranza repubblicana in Senato Kevin McCarthy. Era il periodo del rush finale delle primarie: un mese dopo il tycoon avrebbe conquistato la nomination alla convention repubblicana di Cleveland. Il contenuto della registrazione è stato diffuso dal Washington Post, creando l’ennesimo imbarazzo ai repubblicani in Congresso e alla Casa Bianca, alla vigilia della prima delicatissima missione all’estero del presidente.

Teatro della conversazione le stanze di Capitol Hill, subito dopo che i leader della maggioranza repubblicana in Congresso – McCarthy e lo speaker della Camera Paul Ryan – avevano avuto un incontro col primo ministro ucraino Vladimir Groysman. Con quest’ultimo che avrebbe denunciato la tattica utilizzata dal Cremlino di finanziare politici populisti al fine di indebolire le istituzioni democratiche in Europa dell’est.

Alla fine del colloquio i vertici repubblicani si riuniscono. “Ci sono due persone che penso Putin paghi – si sente affermare McCarthy – e sono Rohrabacher e Trump”. Dana Rohrabacher è una deputata repubblicana della California famosa in Congresso per difendere con fervore le posizioni di Putin e della Russia.

La conversazione – come emerge dalla registrazione – fu poi bruscamente interrotta da Ryan, che chiese ai presenti di tacere su quello scambio di battute: “No leaks”, si sente dire allo speaker della Camera, “siamo una famiglia e quello che si dice in famiglia resta in famiglia”. McCarthy, travolto dalla bufera, ha parlato di “uno scherzo”, di “una battuta di cattivo gusto che nessuno pensa sia vera”. Le indagini lo appureranno.

Nel frattempo la frustrazione di Trump è alle stelle. “E’ in corso la più grande caccia alle streghe della storia americana”, si era sfogato con un tweet prima ancora che arrivasse la nuova tegola. Ad accrescere le preoccupazioni del tycoon soprattutto la svolta sul fronte del Russiagate, con le indagini affidate ad un procuratore speciale nominato dal dipartimento di Giustizia: l’ex capo dell’Fbi Robert Mueller. Un ‘super-commissario’ dotato di più poteri e più indipendenza, ma anche molto vicino all’ex direttore del Bureau investigativo James Comey, silurato da Trump molto probabilmente per non aver ceduto alle pressioni della Casa Bianca.

“Le indagini dimostreranno che non c’è stata nessuna collusione tra la mia campagna e alcuna entità straniera”, si è difeso ancora il presidente americano, auspicando una rapida chiusura del Russiagate. Intanto però gli sviluppi sembrano andare in direzione contraria.

Non solo l’audio scovato dal Wp, ma anche le rivelazioni del New York Times secondo cui Flynn avvertì la squadra di Trump di essere indagato per il suo lavoro di lobbista per conto della Turchia. Nonostante ciò, gli fu affidato uno degli incarichi più delicati, quello alla Sicurezza Nazionale, dandogli accesso alle informazioni più segrete dell’intelligence Usa.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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