Legge elettorale, stop di Grasso al Pd. Berlusconi: “Non avete i numeri”

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Un momento alla Camera ANSA/GIUSEPPE LAMI
Un momento alla Camera ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – E’ un invito al Pd alla riflessione, quello che ha lanciato il presidente del Senato Pietro Grasso sulla legge elettorale, con l’esortazione a cercare “la massima condivisione possibile”. Una presa di posizione che non è stata presa benissimo in casa Dem, dove però c’è da registrare alcuni dubbi tra i parlamentari del Nord, i quali temono che i collegi uninominali danneggino proprio il Pd nelle loro regioni, specie se il centrodestra si riunificherà.

Quest’ultimo però è ancora diviso, con la Lega decisa a proseguire il dialogo con il Pd, e Fi e Fdi a chiederle un ripensamento per puntare ad un sistema proporzionale seppur con premio di coalizione. “Bisogna dare al Parlamento i tempi necessari per fare una discussione approfondita – ha detto Grasso – in modo da arrivare alla massima condivisione possibile sul risultato”.

I rilievi al Pd di Grasso, spesso in sintonia con il presidente Mattarella, riguardano sia i tempi dell’iter parlamentare che l’arco dei partiti che dovrà sostenere la legge. A fronte della voglia di correre di Matteo Renzi, Grasso contrappone una “discussione approfondita”; dinanzi a un sostegno parlamentare risicato (al Senato non è ancora sicuro vi siano i numeri), si rilancia la “massima condivisione possibile”.

E una legge “il più condivisa possibile” è stata auspicata anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini. Il Pd dovrebbe coinvolgere, quindi, o gli altri partiti di governo (Ap, Des-Cd, Ci), o uno dei maggiori partiti di opposizione, cioè M5s o Fi.

Tra gli Azzurri il dibattito è aperto. Giovanni Toti, dando voce al “partito del Nord”, definisce il Rosatellum “un buon punto di partenza”. Con i collegi uninominali, infatti, favorisce le coalizioni, e quindi anche quella Fi-Lega-Fdi. Per altro è esattamente quello che temono diversi parlamentari del Nord, sia del Pd che del centrosinistra: “sopra il Po – dice Federico Fornaro, esperto di sistemi elettorali di Mdp – il centrosinistra, anche unito, rischia di prendere cinque collegi, se il centrodestra si unisce”.

Ma al momento questo non intriga Silvio Berlusconi che invita i Dem ad evitare “forzature”, e a puntare a una legge “condivisa”, altrimenti – avverte – non avrebbe una “maggioranza parlamentare” in Senato. Una sottolineatura, questa, per frenare il capogruppo Paolo Romani, come Toti del “partito del Nord”, e per escludere che il nuovo gruppo di centrodestra guidato da Gaetano Quagliariello nato a Palazzo Madama, possa dare una mano al Pd per garantirgli i numeri in Senato. In più, ha sottolineato l’ex Cavaliere, il muro contro muro “allontana le elezioni”.

Ma che il voto ad ottobre sia fuori dall’orizzonte, ne è consapevole anche il Pd, come dimostrano alcuni elementi del Rosatellum. La delega al governo per disegnare collegi e circoscrizioni elettorali non è, come di consueto, di 30 giorni bensì di 45; insomma, i Dem comprendono che serviranno tutti. E solo dopo che saranno definiti i collegi potranno essere scelti i candidati adeguati, cosa che – si sottolinea al Nazzareno – richiede settimane e non giorni.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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