La debacle economica dopo vent’anni di “chavismo”

Pubblicato il 22 maggio 2017 da Mauro Bafile

Le proteste fanno parte, ormai, della nostra quotidianità. Si susseguono nei giorni con sorprendente puntualità, così come, con altrettanta straordinaria puntualità si ripete la violenta repressione con strascichi di feriti, arresti e, troppo spesso purtroppo, morti. Il Paese si è abituato a vivere in uno stato di continua tensione. E intanto l’economia continua a soffrire per la paralisi delle attività produttive dovuta a tante ragioni: il timore agli espropri, che ha bloccato nuovi investimenti in attesa di tempi migliori; la mancanza di valuta per l’importazione di materie prime; la concorrenza sleale dello Stato che importa prodotti, a volte di dubbia provenienza e senza un controllo di qualità, che vende poi a “prezzi politici” improponibili per i privati; i saccheggi, che si susseguono a ritmo incalzante a volte senza che le autorità intervengano per evitarli; e le politiche populiste del governo condite di minacce più o meno velate. Dulcis in fundo, la politica dei controlli dei prezzi e dei cambi che rende impossibile ogni progetto d’investimento e l’iperinflazione, che impedisce qualunque strategia a medio e lungo termine.

A risentire della particolare, complessa realtà del paese anche la nostra Collettività, fatta non solo da professionisti, artisti, scienziati e intellettuali ma anche, forse soprattutto, da imprenditori piccoli e medi.
La nostra Collettività, come quelle spagnola e portoghese, è tra le più numerose del Paese. Forse non si dovrebbe parlare più di “comunità straniera”, semmai si dovrebbe usare la frase “comunità di origine straniera” perché quella italiana è profondamente integrata nel tessuto sociale del Venezuela, è presente in ogni settore della società ed è ormai costituita soprattutto dalle seconde e terze generazioni. I pionieri, purtroppo, ci stanno lasciando. La crisi economica e quella politico-istituzionale hanno colpito la nostra Collettività tanto come il resto della popolazione. Nessuno è estraneo alla mancanza di cibo e generi alimentari, di medicine e beni di consumo. Tutti risentono dell’incremento della criminalità che lo scorso anno ha fatto ben oltre le 17mila vittime dichiarate della Procura Generale. Secondo l’autorevole Ong “Observatorio Venezolano de la Violencia” parliamo di più di 28mila omicidi.
Oggi sono sempre di più gli italo-venezuelani che, dopo una vita di sacrifici e di lavoro, si recano in Consolato in cerca di aiuto perché, con l’inflazione del 700, 1000 per cento non riescono ad acquistare neanche gli alimenti più economici. Chi maggiormente risente della crisi sono gli anziani e i pensionati perché, più di altri, hanno bisogno di medicine e di assistenza medica. Entrambe ormai hanno raggiunto prezzi proibitivi. Ed è a loro, e solo a loro, che è orientato il milione di euro stanziato dallo Stato italiano e annunciato recentemente dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

Il Paese, è bene ricordarlo, era in crisi ancor prima che l’estinto presidente Chávez assumesse le redini del governo. L’economia del Venezuela è sempre dipesa dai prezzi del petrolio. Esistevano, però, un’industria fiorente, in gran parte creata dagli emigranti italiani, che produceva valore aggiunto e posti di lavoro, e una produzione agricola che riusciva a soddisfare almeno il 75 per cento del fabbisogno nazionale. Sebbene non si possa negare che anche tra i nostri industriali non sia mancato chi ha fatto fortuna muovendo le leve della politica e della corruzione, non si può né si deve fare di “tutta l’erba un fascio”. La stragrande maggioranza dei nostri industriali, specialmente i proprietari dei laboratori artigianali a conduzione familiare e delle piccole e medie industrie, hanno costruito il proprio patrimonio con onestà e tanto lavoro.

Oggi il Paese dipende in un 95 per cento dalla vendita del petrolio. Delle 12mila 700 industrie che esistevano prima dell’avvento del “chavismo” ne sono rimaste appena 4000 e tutte lavorano al 35 per cento della propria capacità produttiva. Molte aziende costruite con tanto sforzo dai nostri connazionali non hanno ancora abbassato definitivamente la saracinesca per l’orgoglio e la testardaggine di chi le ha fondate. Sono dati di Fedecàmaras, la Confindustria venezuelana, e di Conindustria, l’organismo che riunisce gli industriali del paese. Statistiche ufficiali non esistono e, se esistono, il governo del presidente Maduro non le rende note.
Tanti connazionali hanno chiuso le proprie attività, una volta fiorenti, a causa delle politiche populiste del governo. Impossibile sopravvivere sul mercato quando è il proprio Stato a fare concorrenza importando prodotti dall’estero, di manifattura anche dubbia e forse anche senza controlli di qualità, e rivendendoli a prezzi politici.
L’integrazione nel tessuto sociale del Paese si nota ancor di più nelle manifestazioni che oggi sconvolgono la quotidianità dei venezuelani. Vittime della violenza, con cui in questi giorni si reprimono le manifestazioni pacifiche, sono anche molti giovani italo-venezuelani. Ad esempio, Gruseny Antonio Canelòn Scirpatempo, di 32anni, un italo-venezuelano che era in procinto di iniziare l’iter burocratico per ottenere la nazionalità italiana, è morto a causa dei pallettoni di gomma sparati a bruciapelo, sembra da un militare della Guardia Nazionale. Sono state 30 ore di agonia e di lotta contro la morte. E’ una delle oltre 45 vittime della violenza. Paolo Emilio Guarente De Rossi, di 23 anni, in possesso della nazionalità italiana oltre che di quella venezuelana, è stato arrestato, con l’accusa di aver partecipato alle proteste ed è stato rilasciato dopo giorni e giorni di detenzione ingiusta. Insomma, gli italo-venezuelani vivono e soffrono la realtà del paese come un qualunque altro cittadino venezuelano. Non c’è alcuna differenza.

Nella seconda metà del secolo scorso, il Venezuela è stato un paese che ha accolto tantissimi emigranti provenienti dall’Europa e dall’America latina. Oggi la crisi economica e istituzionale ha creato e alimentato uno strano fenomeno: l’emigrazione di giovani e meno giovani che cercano all’estero una vita migliore. In Venezuela, oggi, per loro non c’è avvenire.

Anche le nuove generazioni di italo-venezuelani cercano altrove un futuro migliore; quel futuro che il Paese aveva offerto ai nonni e ai genitori: tranquillità, lavoro e la possibilità di guardare al futuro con ottimismo.
Non ci sono statistiche ufficiali ma il sociologo Tomás Páez ha creato un Osservatorio dei Venezuelani all’Estero nel quale ha raccolto migliaia di dati tra le comunità sempre più numerose che vivono in Europa, Stati Uniti ed Australia. Sebbene sia un fenomeno relativamente nuovo, che ha preso particolare forza negli ultimi anni, è in netta crescita. Prima partivano i giovani della classe media con un livello di studi elevato, ora partono anche adulti e anziani di ogni classe sociale. La nostra comunità è stata sempre particolarmente fortunata. La seconda generazione si è formata nelle migliori università italiane e americane nelle quali ha seguito corsi di post laurea o dottorati per poi tornare in Venezuela e contribuire alla sua crescita culturale, economica e sociale. Non è più così. Oggi i giovani si recano all’estero non solo per frequentare corsi di specializzazione nelle Università ma anche per lavorare, vivere e costruirsi una vita diversa.

Una ondata massiccia di ritorno delle nuove generazioni in Italia, come accadde negli anni della crisi argentina? Certi timori, nel caso degli italo-venezuelani, non dovrebbero esistere. Grazie alla loro preparazione universitaria e alla loro formazione intellettuale e professionale, i nostri giovani sono “merce pregiata” in vari paesi tra cui Spagna, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, e America Latina. Sono apprezzate la loro serietà, la formazione professionale e la capacità nel lavoro. Il Venezuela si sta dissanguando di un capitale umano costituito soprattutto da eccellenze, tra loro i nostri figli, che comunque l’Italia non riesce ad apprezzare o quanto meno non nella stessa misura di altre nazioni.

La realtà del Paese oggi è ben nota al mondo politico italiano. Lo stesso ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in una recente informativa al Senato, ha riconosciuto che “presso la comunità internazionale è ormai maturata la convinzione che in Venezuela i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti”. Il ministro ha anche assicurato che “il governo sta lavorando affinché le aziende italiane in Venezuela recuperino i 3miliardi di crediti che vantano”.

Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano.

Quindi, ha sostenuto energicamente che “la violenza non è la soluzione” e sottolineato che “la manifestazione del dissenso è un diritto inalienabile dei cittadini”. Non è mancata la preoccupazione per le modalità con cui a Caracas, e nella provincia, si reprimono le manifestazioni di piazza delle opposizioni.

Il senatore Casini accompagnato dal nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, e dal presidente del Civ-Caracas, Carlos Villino

L’intervento del ministro è stato apprezzato e applaudito dal mondo politico italiano con poche, pochissime eccezioni – leggasi, Movimento 5 Stelle -. Il Senatore Pier Ferdinando Casini, che conosce la situazione venezuelana perché ha incontrato personalmente la nostra collettività in occasione di un suo viaggio in Venezuela, ha indicato che la linea del ministro degli Esteri debba essere quella di tutto il Parlamento. Nel suo intervento al Senato, dopo l’informativa del ministro, il sen Casini non ha mancato di elogiare l’operato delle nostre autorità diplomatiche sottolineando il lavoro che svolgono l’ambasciatore Silvio Mignano e i suoi collaboratori e sottolineando una realtà che è comune a tutta la nostra Collettività e anche, è doveroso dirlo, a tutti coloro che vivono nel paese: “già recarsi al lavoro è una impresa e molti preferiscono rimanere negli uffici dalla fine della giornata di lavoro fino all’inizio del giorno dopo per evitare l’incognita del rientro a casa e del ritorno in ufficio”. Anche l’On. Fabio Porta, che in Venezuela è di casa, è intervenuto per precisare che “l’Italia c’è e sempre più deve assumere una posizione di prima linea sul Venezuela; forse siamo noi l’ultima chance per dare una soluzione pacifica e democratica ad una crisi che al momento appare senza vie d’uscita”.

Ed è vero. In questo momento, alla luce della grande frattura esistente nel mondo politico, non pare che ci siano le condizioni per un dialogo tra governo e opposizione e, purtroppo, neanche per una mediazione internazionale. La soluzione alla crisi politica e istituzionale del Paese, che ha riflessi severi sulla vita di ognuno di noi, pare quindi ancora lontana.
Mauro Bafile

Ultima ora

19:30Merkel, volevamo esito migliore, ma noi al governo

(ANSA) - BERLINO, 24 SET - "Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore. Siamo però la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo". Lo ha detto Angela Merkel alla Adenauer Haus.

19:26Tav: No Tav in corteo in Val Susa, 250 per ribadire no opera

(ANSA) - TORINO, 24 SET - Corteo No Tav, oggi in Valle di Susa, per ribadire "il no determinato e incondizionato ad un'opera insensata e sciagurata". Circa 250 attivisti del movimento che si oppone alla realizzazione della Torino-Lione hanno raggiunto il varco 1 del cantiere di Chiomonte scandendo slogan contro la nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità. La manifestazione, partita dalla stazione di Chiomonte, dopo la recente pubblicazione della variante di progetto che ha confermato lo scavo della parte italiana del tunnel proprio a partire da Chiomonte. "Per i prossimi 15 anni la vita dei valusini - sostengono i No Tav - sarà ostaggio di camion, polveri, esercito e polizia. Una grande mangiatoia di denaro pubblico". Il corteo ha concluso la WallSusa, iniziativa che nei giorni scorsi ha visto i No Tav impegnati nella realizzazione di graffiti contro il treno ad Alta Velocità. (ANSA).

19:23Calcio: Cagliari, Rastelli ammette “sconfitta meritata”

(ANSA) - CAGLIARI, 24 SET - L'allenatore del Cagliari, Massimo Rastelli, non cerca attenuanti. "Sconfitta meritata, il Chievo si è portato via la partita con il minimo sforzo. Solo i primi 20' sono discreti, poi le energie ci hanno lasciato. È stata una settimana molto intensa: i ragazzi hanno dato tutto, ma questo tutto non è servito. Sul primo gol del Chievo è stato bravo Inglese, ma Cacciatore non doveva fare quel cross così comodo". Barella regista? "Dovevo far rifiatare Cigarini - ha detto il tecnico - ma Barella evidentemente era stanco, scarico dopo aver dato tanto". Il futuro? "Dobbiamo essere bravi ad avere equilibrio, dobbiamo trovare le indicazioni giuste anche da queste sconfitte". La rosa? "È un gruppo che ha giocatori importanti, ci sono giovani che devono crescere, cerchiamo di ottenere il massimo, non dobbiamo scoraggiarci". "Cossu? È entrato molto bene in partita - ha detto Rastelli - ma poi, rimanendo in 10, ogni progetto è andato a farsi benedire".

19:19Calcio: Chievo, Maran “bravi a stare sempre sul pezzo”

(ANSA) - CAGLIARI, 24 SET - "Siamo stati bravi a stare sul pezzo. Arrivare alla terza partita in una settimana in questi condizioni ci ha permesso di avere una marcia in più". così l'allenatore del Chievo, Rolando Maran, commenta il successo dei veneti sul campo del Cagliari. E adesso i tifosi aspettano gol e vittorie anche in casa. "I nostri obiettivi sono chiari: noi contiamo di salvarci magari con un certo anticipo. Da quel momento in poi cercheremo di toglierci le nostre soddisfazioni", ha concluso Maran.

19:14Schulz, Afd in Bundestag è un dolore e una minaccia

(ANSA) - ROMA, 24 SET - L'ingresso dell'Afd nel Bundestag "per alcuni è doloroso" ed "è una cosa che può essere minacciosa, può rappresentare un pericolo". "Nessun democratico può guardare altrove di fronte a una cosa del genere nel nostro Paese". Lo ha detto Martin Schulz commentando i risultati elettorali in Germania.

19:12Calcio: Baroni, numeri Benevento terrificanti

(ANSA) - ROMA, 24 SET - Per Marco Baroni, allenatore del Benevento, il momento è difficile. Dopo la sesta sconfitta di fila non resta che guardare il bicchiere mezzo pieno. "Se uno guarda i numeri - spiega - sono terrificanti. Noi dobbiamo partire dalla prestazione, dalla compattezza, dal recuperare calciatori che sono importanti. Abbiamo pagato a caro prezzo lo scotto della categoria. Credo che la squadra abbia risorse per lottare. Se facevamo il rigore in un momento in cui il Crotone era in difficoltà, forse si poteva anche sperare di recuperare il risultato. Dobbiamo crederci di più". Baroni non nega anche di essere a rischio: "Non c'è un allenatore che difende la panchina, ma voglio tirare fuori dalle sabbie mobili questi ragazzi. La mia attenzione è rivolta a non far mollare la tenuta mentale perché so che la squadra può fare di più. C'è da trovare un risultato che ci dia fiducia".

19:11Precipita caccia:ritrovato corpo pilota

(ANSA) - ROMA, 24 SET - Il corpo del pilota dell'Eurofighter precipitato a Terracina è stato ritrovato da pochi minuti. Lo si apprende dall'Aeronautica militare. Sono "ancora sconosciute" le cause dell'incidente aereo per l'Aeronautica militare. Il caccia Eurofighter del Reparto Sperimentale di Volo é precipitato in mare "nella fase finale del suo programma di volo". L'Aeronautica Militare ha "attivato le procedure per accertare le cause", sottolinea la Forza armata, aggiungendo che "le operazioni di soccorso sono iniziate immediatamente dopo l'impatto grazie ai mezzi presenti sul posto". Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti e il capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano "si uniscono al capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, Enzo Vecciarelli nell'esprimere vicinanza e cordoglio alla famiglia ed alle persone più care e vicine al giovane pilota".

Archivio Ultima ora