L’ombra dell’omicidio del boss Dainotti sulla cerimonia dell’anniversario di Falcone

PALERMO.- L’ombra dell’omicidio del boss mafioso Peppino Dainotti, 67 anni, massacrato con colpi di 357 magnum mentre pedalava sulla sua bici in via D’Ossuna a Palermo il giorno prima delle celebrazioni del 25simo anniversario della strage di Capaci, non poteva non aleggiare sull’aula bunker dove si è svolta la commemorazione col presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dainotti l’aula la conosceva bene perchè era stato uno dei 475 imputati del maxiprocesso a Cosa nostra ed era stato dentro le celle dove sedevano Luciano Liggio, Michele Greco e Pippo Calò, capo di quel mandamento palermitano, Porta nuova, su cui la vittima uscita dal carcere un anno fa voleva rimettere le grinfie. Dopo una lunga notte di interrogatori alla squadra mobile di parenti e amici del boss la moglie incinta del mafioso ucciso sta organizzando con i familiari i funerali, giovedì mattina nella parrocchia di santa Maria della Pace.

Nell’aula bunker il segnale di un’uccisione annunciata ed eseguita a poca distanza del palazzo di Giustizia e in una città sorvegliatissima per l’arrivo di alte cariche dello Stato è stata notata. La presidente della commissione antimafia Rosy Bindi dice: “La scelta della vigilia dell’anniversario della strage di Capaci per l’eliminazione di un boss se non è voluta è comunque una profanazione della memoria”.

E risultano profetiche, anche se non riferite direttamente al boss ucciso, le parole del questore di Palermo Renato Cortese che solo pochi giorni prima del delitto aveva detto: “Recentemente abbiamo registrato alcune scarcerazioni che ci preoccupano un po’, Cosa Nostra è un’organizzazione criminale costantemente in cerca di leadership, per questo monitoriamo ogni singolo movimento. Abbiamo anche registrato alcune denunce in più da parte degli operatori economici, conseguenza anche della crisi contingente”.

Per il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, “questa vigilia di sangue è un fatto terribile. Sono in corso le prime indagini per capire se c’è una strategia più ampia di quella che sembra in questo momento essere un regolamento di conti interno a un mandamento mafioso di Palermo ma non si può dire nulla di definitivo perché ci sono indagini intensissime”.

Rita Borsellino, sorella di Paolo, magistrato ucciso in via D’Amelio, meno di due mesi dopo Falcone parla di ‘preoccupazione e di ‘brutto segnale’. Il sindaco Leoluca Orlando afferma: “Oggi la mafia non governa Palermo ma esiste ancora, spara, e c’è il rischio che qualcuno pensi possa tornare a governare la città. Dobbiamo confermare una cultura di vita alternativa a quella di morte che nei decenni passati ha governato Palermo”.