Firma italiana per i telescopi delle Ande

OSSERVATORIO DEL PARANAL. – Hanno una firma italiana, i giganteschi telescopi del deserto di Atacama realizzati dall’Osservatorio Europeo Australe (Eso), e rappresentano il risultato di un dialogo costante fra il mondo della ricerca e quello dell’industria: “Se c’è un esempio di sinergia al mondo questo è l’astronomia”, ha spiegato Gianpietro Marchiori, amministratore delegato del gruppo Eie, che fa parte del consorzio Ace per la costruzione del telescopio Elt, composto da Astaldi, Cimolai ed Eie.

“L’Italia ha cominciato a collaborare con l’Eso negli anni ’80 e da allora continua a partecipare con investimenti importanti”, ha osservato Marchiori. I primi contratti sono stati quelli assegnati per il telescopio Ntt (New Technology Telescope) a La Silla e da lì è nato il contributo al Vlt (Very Large Telescope), a Paranal.

E’ sulla base di questa collaborazione che ricerca e industria hanno discusso e rivisto insieme il progetto del telescopio Elt (Extremely Large Telescope): “La richiesta iniziale degli astronomi era di un telescopio con uno specchio da 100 metri, ma non c’erano le tecnologie per realizzarlo, così si è pensato a un specchio da 42 metri e alla fine si è arrivati a 39 metri”.

Soltanto adesso diventa possibile guardare al futuro con il progetto ambizioso di un telescopio da 100 metri. E’ l’evoluzione di un cammino cominciato negli anni ’80 con i telescopi da 4 metri, negli anni 2000 si è passati a 8 metri e a questo proposito un esempio importante è il telescopio Lbt (Large Binocular Telescope) ideato dall’astrofisico Franco Pacini e realizzato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) in collaborazione con gli Stati Uniti. Venti anni più tardi è la volta dell’Elt con il suo specchio da 39 metri.

Continuano a parlare italiano anche i prossimi telescopi: il Tmt (Thirty-Meter Telescope) dallo specchio di 30 metri promosso da Stati Uniti, Giappone e Canada, e il Gmt (Giant Magellan Telescope), che con il suo specchio da 26 metri è il fratello maggiore di Lbt.

“Adesso – ha concluso Marchiori – ci siamo resi conto che è più facile costruire telescopi di dimensioni normali capaci di lavorare insieme. Con queste reti, allora, diventa possibile costruire l’equivalente di un telescopio con uno specchio da cento metri”.