La crisi venezuelana motivo di nuovo dibattito all’ Osa

WASHINGTON. –  Nel sito web dell’organismo si può leggere che un primo gruppo di paesi: Perú, Canada, Stati Uniti, Messico e Panama, e poi le isole delle Antille: Antigua e Barbuda, hanno presentato due proposte di risoluzione nelle quali si suggerisce al governo venezuelano di rinunciare a convocare una Costituente, con le premesse che lo stesso governo sostiene.

La posizione del primo gruppo di paesi riguardo la crisi venezuelana non è nuova ma coglie l’attenzione la fermezza della missione diplomatica che rappresenta Antigua e Barbuda, un’enclave di isolette nelle Antille. La missione trova inadeguata la soluzione di Maduro di convocare una Costituente che riunirà ben 540 persone chiamate a redigere la nuova Carta Magna. E chiede che si modifichino le condizioni con le quali si vuole imporre al popolo venezuelano. Aggiunge che è necessario un ritorno alla normalità politica, al rispetto dei diritti umani e dello Stato di Diritto. Ribadisce la richiesta ormai fatta al Venezuela da molteplici organismi internazionali, cioè liberare i prigionieri politici e stabilire un calendario elettorale.

Ma Antigua e Barbuda, inoltre fa notare che non si possono rilasciare dichiarazioni a nome dell’Osa senza l’autorizzazione del Consiglio Permanente dell’Organismo, forse alludendo alle dichiarazioni del Segretario Generale Almagro, la cui posizione sulla crisi del paese caraibico è ben nota.

I diplomatici dell’Osa si sono riuniti più di una volta per esplorare le diverse posizioni sul tema Venezuela e favorire un incontro tra chi vorrebbe una presa di posizione chiara per indurre il governo venezuelano a fare dietro front e chi, invece, preferisce che l’Osa mantenga un certo distacco.

Si dice che i rappresentanti delle nazioni stiano lavorando ad una proposta per raggiungere una risoluzione condivisa. Ma l’esito non è certo. È previsto che partecipano 33 nazioni e ci vorranno 22 voti a favore per l’approvazione del testo, un risultato che non è scontato.