Maroni indice il referendum per l’autonomia della Lombardia

MILANO. – La data del 22 ottobre per tenere il referendum consultivo per l’autonomia della Lombardia è stata formalizzata dal presidente della Regione, Roberto Maroni, che ha firmato l’apposito decreto in una giornata simbolica: la festa regionale, che celebra la battaglia di Legnano del 1176. “E’ il coronamento di tante battaglie, si realizza un sogno, ora la parola passa al popolo”, ha detto l’ex segretario della Lega, commentando la firma nella sede dell’Amministrazione provinciale di Cremona, dove ha riunito la sua Giunta itinerante.

Per il Pd la consultazione, che sarà con voto elettronico, resta uno spreco di denaro pubblico. “E’ la solita propaganda elettorale di Maroni – ha sostenuto il vicesegretario e ministro Maurizio Martina -. Se la Lombardia avesse voluto fare un lavoro serio per il federalismo, lo avrebbe fatto senza spendere 50 milioni e perdere tempo. Non lo ha fatto e guarda caso lo scopre adesso, a qualche mese dal voto”.

“Mi sarei aspettato più rispetto – la replica di Maroni sostenuto compattamente da tutto il centrodestra – da un ministro (nominato da un governo che nessuno ha eletto) per un governatore (che è stato eletto dal popolo) e soprattutto per il popolo, che sarà chiamato a esprimersi con il referendum per l’autonomia e che (lo ricordo ai politicanti romani) è sovrano”.

Ma al di là delle prevedibili prese di posizione politiche, la firma del decreto per l’indizione del referendum ha aperto di fatto anche la campagna elettorale per le Regionali in Lombardia che si terranno entro la primavera 2018. Se in autunno saranno anticipate le Politiche, considerato l’accordo più vicino sulla nuova legge elettorale, Maroni al termine del suo primo mandato è infatti intenzionato a chiedere un ‘election day’ che accorpi tutte le consultazioni, compreso il referendum. Come nel 2013.

“L’ho sempre sostenuto – ha confermato -. E oggi mi sembra che si stia andando velocemente verso quella direzione. Ma prima vediamo che cosa succede a Roma”. A Roma non è detto che concedano un ‘election day’, la scelta spetta al Governo. Ma se solo lo ipotizza, secondo il capogruppo del Pd al Consiglio regionale, Enrico Brambilla, “significa che Maroni intende dimettersi a breve, entro la pausa estiva”.

Da lì i calcoli, pallottoliere alla mano, sull’accelerazione che può prendere anche la politica lombarda. Alla fine il Movimento 5 Stelle – i cui voti in Aula nel 2015 sono stati determinanti per arrivare al referendum – è convinto che proprio questo intreccio fra le scadenze elettorali nazionali e quelle locali farà saltare o rinviare la consultazione: “Maroni ha perso due anni – ha detto il consigliere regionale Dario Violi -. E questo rischio è concreto”.

(di Alessandro Franzi/ANSA)