Terremoto: sfollati in lacrime lasciano villaggio

Pubblicato il 31 maggio 2017 da ansa

PORTO POTENZA PICENA (MACERATA). – Nulla da fare: nonostante le proteste, le discussioni e le trattative tentate, gli sfollati del sisma hanno dovuto lasciare il Natural Village a Porto Potenza alla data della scadenza del contratto di ospitalità. Per qualcuno è il quarto, per qualcuno il quinto trasloco. “Non ci ha ucciso il terremoto, ci hanno ucciso i politici” dice qualcuno. Rabbia, ma soprattutto lacrime tra i terremotati, provenienti da Visso, Ussita, Pieve Torina, Castelsantangelo sul Nera, che hanno cercato una soluzione alternativa, anche se della scadenza di oggi si sapeva da tempo. C’è chi andrà in altri alberghi, a stare da amici, chi dai suoceri, chi in case private con il contributo d’autonoma sistemazione (Cas).

Tante lacrime mentre si salutano e caricano ciascuno le proprie cose in macchina. Sono circa 80 quelli in uscita tra ieri e oggi. Il Natural Village, un villaggio con 275 chalet di legno bilocali e trilocali, ne ha ospitati di più, ma l’esodo è cominciato nei giorni scorsi. Restano 25 famiglie che potranno rimanere fino alla fine dell’anno scolastico: una soluzione riservata solo a chi ha figli che vanno a scuola sulla costa. Tutti gli altri hanno fatto i bagagli.

Qualcuno sostiene di essersi arrangiato da sé come Benedetta Rossi, di Castelsantangelo sul Nera, che andrà in una camera d’albergo a Lido di Fermo, quattro posti, per lei, il marito e i due figli. “Ce ne andiamo oggi, anche se potevamo restare qualche altro giorno – spiega – è una questione di dignità. Qui ormai siamo ospiti indesiderati”.

Chi vuole rimanere e non è tra le famiglie con scolari deve pagare la tariffa estiva piena. Particolarmente provati gli anziani: sono diversi gli ultraottantenni e novantenni che devono traslocare. E a far paura, adesso, più del terremoto, è l’incertezza del futuro, l’attesa delle casette e poi i tempi della ricostruzione, non solo degli edifici ma, se mai ci sarà, della comunità.

Per il momento si emigra, tutti divisi, abitanti di uno stesso paese in certi casi sparpagliati a centinaia di chilometri di distanza. Ma c’è anche grande forza d’animo: Gino Nori, 81 anni, di Ussita, carica da solo le sue cose in macchina. “Vado a stare in una casa con mio nipote a Serravalle del Chienti – racconta – ho chiesto la casetta di legno, ma ancora non arriva”.

Tanti occhi lucidi anche tra gli addetti della struttura ricettiva. “E’ difficile commentare una situazione come questa – dice Diego Decarli, responsabile della comunicazione del Natural Village -, oggi ho visto sfollati e dipendenti che si abbracciavano e piangevano. Qui si scontrano purtroppo due mondi con esigenze opposte, da una parte quello imprenditoriale, dall’altra quello di persone che hanno perso tutto e che meritano rispetto e dignità. Abbiamo fatto tutto il possibile, anche nel dialogo con la Regione Marche”.

Regione che, per bocca dell’assessore al Turismo Moreno Pieroni, fa notare che dal 27 aprile ci sono state 193 ricollocazioni volontarie, senza problemi e con l’assistenza dei servizi regionali, cercando di venire incontro “alle esigenze di tutti. Alcune strutture hanno prorogato totalmente o parzialmente l’ospitalità sino a fine anno e ci sono nuove strutture convenzionate”.

Gli sfollati in uscita si sono mescolati ai primi ospiti ‘regolari’: un gruppo di disabili ospiti, come ogni anno, di un’iniziativa del Rotary.

(di Chiara Gabrielli e Alessandra Massi/ANSA)

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