Un italo-venezuelano chiede alla Corte di abrogare la convocazione all’ANC

Pubblicato il 01 giugno 2017 da redazione

Il presidente della Repubblica, Nicolàs Maduro

CARACAS – Se ne parla un po’ ovunque. In televisione e in radio, nei bar e nei restauranti, in autobus o in metropolitana. L’argomento sempre lo stesso: l’Assemblea Costituente. Analisti, esperti e politici, da un lato; i semplici cittadini, dall’altro. Tutti esprimono il proprio giudizio. E così, l’iniziativa del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, così com’è stata esposta e accettata di buon grado dal Consiglio Nazionale Elettorale ha destato una rissa di opinioni diverse, alcune favorevoli e altre contrarie. L’avvocato Maurizio Cirrottola è uno di quei cittadini che non amano solo criticare, ma preferiscono prendere “il toro per le corna”. In altre parole, essere protagonisti, più che semplici spettatori. E così, avvalendosi della sua amplia esperienza in materia legale, ha deciso di introdurre presso l’Alta Corte una richiesta di abrogazione del decreto presidenziale, considerando che incorre in importanti vizi di forma e di fondo.

– Il decreto presidenziale – ci spiega Cirrottola con la sicurezza di chi si sente avallato dal diritto – viola uno dei caposaldi della “Legge Organica di Procedimento Amministrativo”. Mi riferisco al principio di “ragionevolezza”.

– In cosa consiste?

– In questo caso – chiarisce – fa riferimento al giudizio al quale viene sottoposta l’iniziativa di una persona rivestita da autorità per impartire un ordine, alla proposta di un funzionario pubblico. Nel caso del presidente della Repubblica, si tratta dei decreti. Nessun altro funzionario, nessun’altra persona in Venezuela può emanare un decreto. Ma ogni atto amministrativo, e quindi anche i decreti presidenziali, deve rispettare alcune norme che contempla la “Legge Organica di Procedimento Amministrativo”, che noi avvocati chiamiamo col diminutivo di Lopa. Tra queste, il criterio di “ragionevolezza”. Un mio professore all’Università sosteneva che è pessimo spiegare attraverso esempi. Non condivido questo criterio. Al contrario, credo che questi permettano di illustrare meglio quanto si vuole spiegare. In particolare, nell’ambito giuridico, che è così etereo e dogmatico.
Cirrottola sostiene che non è necessaria una Assemblea Costituente per normalizzare l’attività economica e garantire la pace nel Paese.

– Il capo dello Stato – prosegue l’avvocato – sostiene che la Costituente è giustificata dalla necessità di dare un peso costituzionale ai diritti dei giovani e alle “Misiones” e “Grandes Misiones”, gli ammortizzatori sociali; di garantire al Paese lo sviluppo economico non dipendente dal petrolio, la pace sociale, la stabilità istituzionale e il dialogo tra venezuelani; di autorizzare la Magistratura a condannare chi commette delitti di Lesa Umanità. Questi sono, grosso modo, gli obiettivi, elencati in maniera aleatoria, che stando al capo dello Stato giustificano una Costituente; Costituente che, come spiega lo stesso Hernán Escarrá, ideologo della proposta, non necessariamente concluderà con la redazione di una nuova Costituzione.

E allora Cirrottola si chiede “perché una Costituente se poi, lo stesso teorico della proposta, afferma che non necessariamente porterà alla elaborazione di una nuova Costituzione?”.

– A questo punto, torno sulla “ragionevolezza” della proposta – prosegue – che consiste nel dare risposta a cinque semplici domande; domande che ci permettono di identificare le inconsistenze presenti nel decreto presidenziale e, quindi, la sua inadeguatezza. I quesiti sono cinque. Ma già con tre di essi il decreto dovrebbe essere bocciato. E’ costituzionale? E’ necessario? Si adegua alla norma?
Cirrottola è convinto che la convocazione fatta dal capo dello Stato sia assolutamente rispettosa della norma perché l’articolo 358 della Costituzione gli attribuirebbe tali facoltà. Non è altrettanto convinto, invece, delle risposte affermative che bisognerebbe dare alle altre due domande poiché nell’articolo 357 si descrivono gli effetti conclusivi che dovrebbe avere una Costituente. E, cioè, trasformare lo Stato, sviluppare un nuovo concetto giuridico e creare una Costituzione nuova. L’intervistato si chiede anche se sia necessario riformare la Costituzione per assicurare la pace della Nazione.

– D’accordo a quanto si esprime nel decreto presidenziale – precisa –, l’obiettivo non è la trasformazione dello Stato né quello della sua base giuridica. Tantomeno, parole di Hernán Escarrá che è la mente giuridica dell’iniziativa presidenziale, la redazione di una nuova Costituzione.
Cirrottola fa memoria. Un tuffo nel passato per spiegare il presente e dare così maggior forza alla propria tesi. Ricorda la Costituzione del 1999.

L’Assemblea Nazionale Costituente del 1999

– Allora, l’Assemblea Costituente – afferma – redisse una nuova Costituzione, trasformò l’apparato dello Stato e gli diede una nuova base giuridica. Torniamo alle cinque domande per stabilire la “ragionevolezza” del decreto che condusse nel ’99 all’Assemblea Costituente. Si redige una nuova Costituzione? Sì. Si stabilisce una nuova struttura dello Stato? Sì. C’è un nuovo ordinamento giuridico? Sì. Tanto per intenderci, l’apparato statale fu riformulato a tal punto che i tre poteri dello Stato, esistenti nella Costituzione del 1961, divennero 5. E, della vecchia Costituzione restarono in vigore solamente 3 o 4 leggi, le altre furono derogate o modificate sostanzialmente.

– Consideri quindi che esistano altri strumenti per raggiungere gli obiettivi che insegue il decreto presidenziale?

– Si – afferma categorico per poi aggiungere:

– Non solo esistono ma fanno parte della facoltà del presidente Maduro – assicura -. Sono sia una responsabilità sia una attribuzione costituzionale. La Costituzione del 1999 contempla due figure particolari. E cioè, la riforma costituzionale e l’emendamento, lo spiego nel documento presentato all’Alta Corte per esigere l’abrogazione del decreto del presidente Maduro. Il defunto presidente Chávez le invocò nel 2007 e nel 2009, l’attuale Presidente potrebbe fare altrettanto. Dal momento, dunque, che non soddisfa il principio di ragionevolezza dell’atto giuridico, il decreto del presidente Maduro non può essere considerato valido. Deve essere annullato. Non ha ragione di esistere.
– Cosa ti ha motivato a una tale iniziativa?

Dubita per un istante. Poi spiega che aver iniziato a collaborare con “la Voce è stato un primo stimolo”.

– Non solo mi ha pungolato ma mi ha fatto pensare – precisa -. E così sono arrivato alla conclusione che bisognava fare qualcosa, che non si poteva restare indifferenti. Ne ho parlato con alcuni colleghi, che mi hanno subito incoraggiato. Ho iniziato a indagare sul tema e a scrivere.

Racconta che l’argomento, in particolare in Venezuela, non è stato sufficientemente analizzato. Neanche Allan Brewer Carrìas, dotto cattedratico, studioso e profondo conoscitore della scienza del Diritto, lo affronta. E così, dopo aver visitato, grazie alla rete, le diverse biblioteche delle Università di Argentina, della Colombia e di altri paesi ha scoperto un’interessante ricerca del cattedratico del Paraguay, Federico Silva Duarte.

– Ho impostato il mio lavoro sullo scritto, titolato “El principio de racionalidad como lìmite al poder del Estado”, di questo rispettato giureconsulto paraguaiano – afferma -. Una volta scritto il mio intervento, nel quale cito questa fonte, l’ho fatto leggere ad alcuni amici perché in queste cose si deve avere la sufficiente umiltà e sottoporsi alle critiche e ai consigli di altri. Poi ho dato il grande passo. Ora attendo che la Corte mi dia una risposta…

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