L’accordo di Parigi, i cinque punti cardine

"FOR THE PLANET" sulla Torre Eiffel. (ANSA/AP Photo/Francois Mori)
“FOR THE PLANET” sulla Torre Eiffel. (ANSA/AP Photo/Francois Mori)

ROMA. – L’Accordo di Parigi sul clima è stato raggiunto il 12 dicembre del 2015 alla Conferenza annuale dell’Onu sul riscaldamento globale (Cop21), che in quell’anno si teneva nella capitale francese. E’ stato poi firmato il 22 aprile del 2016 alla sede Onu di New York dai capi di Stato e di governo di 195 paesi.

E’ entrato in vigore il 4 novembre 2016, 30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra. L’Italia ha ratificato l’accordo il 27 ottobre, con un voto del parlamento.

1) OBIETTIVO 2 GRADI. L’Accordo impegna i paesi firmatari a contenere il riscaldamento globale entro 2 gradi dai livelli pre-industriali, e se possibile entro 1,5 gradi (già oggi siamo arrivati a +1 grado).

2) IMPEGNI PAESI. I governi dovranno stabilire ed attuare obiettivi di riduzione dei gas serra prodotti dalle attività umane (anidride carbonica in primo luogo, ma anche metano e refrigeranti Hfc).

3) VERIFICHE. Sono previste verifiche quinquennali degli impegni presi, a partire dal 2023.

4) AIUTI. I paesi più ricchi dovranno aiutare finanziariamente quelli più poveri con un ‘Green Climate Fund’ da 100 miliardi di dollari, da istituire entro il 2020. L’Italia ha stabilito di contribuire con 50 milioni di euro all’anno.

5) COP. Dal 1995 la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) organizza ogni anno una Conferenza delle parti (Cop) fra i paesi aderenti. E’ lì che si discute fra i paesi della situazione del riscaldamento globale e si decidono i provvedimenti da prendere. La novità politica dell’Accordo di Parigi è stata l’adesione dei maggiori produttori di gas serra, gli Stati Uniti e la Cina, che in passato avevano rifiutato di aderire al protocollo di Kyoto per non ostacolare la loro crescita economica.

(di Stefano Secondino/ANSA)