Da Corporate America a New York, è rivolta anti-Trump

PHOTO: PETER KNEFFEL/dpa
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NEW YORK. – I colossi petroliferi, la Silicon Valley, Wall Street ma anche New York e la California. Il fronte anti-Trump è in rivolta per la possibile uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi. Un addio che fa male all’ambiente, isola il paese ma soprattutto, è la loro tesi, penalizza l’economia.

In una lettera aperta pubblicata sui maggiori quotidiani, alcune delle maggiore aziende americane – fra le quali Apple, Facebook, Google, Intel e Microsoft – si rivolgono al presidente Donald Trump per un appello dell’ultima ora, cercando di fare leva sulle ragioni economiche care al presidente, ovvero la crescita e i posti di lavoro.

L’accordo di Parigi, è l’idea sponsorizzata, genera occupazione e rafforza la ripresa ampliando i mercati per le tecnologie che rispettano l’ambiente. Un addio all’intesa si tradurrebbe in un addio a questi potenziali mercati. E soprattutto, e questo è il timore maggiore, potrebbe tradursi in misure di ritorsione.

L’appello in extremis è uno dei tanti tentativi effettuati per convincere il tycoon a restare nell’intesa. Ci ha provato l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, chiamando direttamente Trump. Ci ha provato Exxon, il colosso petrolifero guidato fino a pochi mesi fa dal segretario di Stato, Rex Tillerson, ribadendo a nome dell’intero settore che l’industria petrolifera è pronta a convertirsi alle nuove tecnologie.

“Operiamo in un’economia globale e se non siamo parte di un accordo globale sul clima siamo suscettibili a misure ritorsive, come nuove tasse”, afferma Intel. Non usa mezzi termini neanche l’amministratore delegato di Cargill, David MacLennan, secondo il quale uscire dall’accordo ha un impatto “negativo sugli scambi commerciali, la vitalità economica e sui nostri rapporti con la comunità mondiale”.

Ma non è solo Corporate America ad essere scioccata dal potenziale addio. Città e Stati americani assicurano che, a prescindere dalla decisione di Trump, andranno avanti da soli. A guidare la rivolta è il sindaco di New York, Bill de Blasio: la Grande Mela, assicura, rispetterà quanto previsto dall’accordo di Parigi.

La California, lo Stato più ‘verde’ d’America, si pone già da mesi come antagonista di presidente e come interlocutore per i Paesi stranieri in fatto di clima. Un atteggiamento che con l’addio sarà rafforzato, alimentando ancora di più i ‘sogni’ di secessione dello Stato.