Tolve: “L’artista è un errore biologico della quotidianità”

Il curatore della mostra, “Disio, nostalgia del futuro, assieme ad alcuni artisti

CARACAS – “Cos’è l’artista? E’ un errore biologico della quotidianità. E’ una persona che con la propria sensibilità è in grado di esaminare la società; di trovare nella società quali sono le gioie e i dolori; di raccontarcela attraverso prefissi estetici e artistici di grande valore”. Una radiografia precisa che solo può fare chi conosce a fondo l’arte e le sue espressioni. Antonello Tolve, professore di Pedagogia, Didattica e Antropologia dell’Arte nell’Accademia delle Belle Arti di Macerata e “visiting professor” in Cina e Turchia, è il curatore della mostra “Disio, nostalgia del futuro”, allestita con la collaborazione di Carolina Balza e Felix Suazo e l’assistenza di Patricia Hambrona e Narda Zapata.
Un concetto estetico complesso, difficile da capire; un’iniziativa che promuove il colloquio tra artisti di generazioni diverse, culture distinte e tendenze differenti; una proposta in cui s’intrecciano, costituendo un quadrato, figure come Armando Reveròn, Umberto Boccioni, Marcel Duchamp e Kazimir Malevic il cui messaggio estetico non ha tempo né spazio; “Disio, nostalgia del futuro” è questo, una grande sfida. Non una follia, come alcuni potrebbero interpretare una proposta tanto ambiziosa in tempi di crisi e di agitazioni sociali; ma un gesto di grande coraggio e di fiducia verso una società che lotta per conservare i valori essenziali intrinsechi nelle nazioni evolute, moderne e progressiste.

L’Ambasciata d’Italia e il nostro Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la “Sala Tac” del “Trasnocho Cultural” e “La Caja” del “Centro Cultural Chacao” sono riusciti a superare ogni difficoltà e a rendere possibile una mostra, di grande spessore artistico ed estetico, che resterà aperta fino al 9 giugno.
Ma come è germogliata l’idea, come si è riusciti a far interagire con successo artisti tanto dissimili non solo perché espressioni di generazioni diverse ma anche, forse soprattutto, perché frutto della cultura di nazioni differenti? Infatti, la mostra è un colloquio, anzi un “triloquio”, tra cinque artisti italiani e dieci venezuelani. Tra questi ultimi, ad arricchire ancor più l’esperienza, cognomi che denotano inevitabilmente origini europee e, quindi, l’integrazione tra altre culture ancora, che valorizzano la congiunzione di razze e civiltà diverse. Lo chiediamo ad Antonello Tolve che ci racconta:
– Sono stato invitato in Venezuela lo scorso anno, proprio in questo stesso periodo, a tenere alcune conferenze. Allora colsi l’occasione per realizzare anche una serie di “studio-visit”. Ebbi modo di guardare le opere degli artisti, gli spazi, di fare scelte ben precise. Quello dello scorso anno è stato soprattutto un sopraluogo e uno scambio costante di opinioni con un personaggio, Silvio Mignano, che non solo è un eccellente diplomatico, ma è soprattutto un grande intellettuale. E con lui abbiamo cominciato a dialogare. Da lì è nata l’idea di una mostra.
Commenta che si è subito pensato ad un titolo che riuscisse a esprimere, a evocare “tutta una serie di stati d’animo”. E, così nasce “Disio, nostalgia del futuro”. “Disio”, una parola presa in prestito dal Dante della Divina Commedia.
“Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio”
(Purgatorio, Canto VIII,)
– L’arte – prosegue – è fondamentalmente uno stato d’animo. Tutti noi, nelle società complesse in cui viviamo, proviamo stati d’animo, a volte contraddittori. Noi viviamo un’estensione del presente; presente che dovrebbe raffigurare il punto dal quale partire per guardare al passato e proiettare il futuro. E’ questa una cosa fondamentale.

Spiega che “Disio, nostalgia per il futuro” è una mostra ottimistica che “non solo vuole essere in grado di raccontare le turbolenze del presente ma di far capire che il dialogo, nei nostri giorni, è indispensabile.
– Se riusciamo ad intavolare un dialogo, e in questo caso artistico – spiega approfondendo il tema – riusciamo a capire che quello che nasce nel mondo delle arti può riprodursi anche in altri campi come ad esempio quelli della politica e del sociale.
– Chi ha fatto da moderatore in questa mostra… Il curatore? L’arte? L’unione tra generazioni di artisti di tendenze ed età diverse?
– Come curatore – afferma subito categorico – devo prendermi ogni responsabilità per ciò che ho cercato di costruire. E, cioè, dei “trialoghi”. Questi sono stati creati perché ogni decennio, e parliamo degli artisti nati negli anni ’50, ’60, ’70, ’80, e ’90, ha un punto di vista ben preciso. Un artista nato negli anni ’50 e vissuto negli anni ’60, ’70 e ’80 ha una sua storia; una storia assai diversa da chi è nato nei decenni seguenti. Questi “trialoghi” sono importanti e necessari perché sono tutti rivolti al presente.
E, aggiungiamo noi, permettono di evocare il passato, che è ormai la nostra storia, e di affrontare il futuro, che è impregnato di incertezza e di speranza.
Difficoltà? In un paese convulso in cui le istituzioni vivono in un confuso equilibrio al bordo di un pericoloso precipizio e con una crisi che ormai pare negare ogni possibilità di sogno, sicuramente non sono mancate. Lo chiediamo a Tolve che spiega:
– Ogni mostra ha le sue difficoltà. In questa, devo comunque dire, sono state poche. La maggiore, forse, reperire i materiali. Ogni mostra – prosegue – è una grande festa; un immenso cervello in grado di massaggiare nel migliore dei modi quello pubblico, di risvegliarlo dal sopore della realtà.
– Come è sorta l’idea di far dialogare artisti di espressione, età e paese diversi?
– L’elemento fondamentale – commenta – è recuperare… dico recuperare un qualcosa che si è perduto nelle società contemporanee. E cioè il dialogo, lo stare assieme ad altri, fare gruppo, lavorare insieme, elaborare un discorso comune.
Quindi aggiunge, riprendendo un tema espresso anche durante la conferenza stampa tenuta assieme all’Ambasciatore d’Italia, Silvio Mignano; la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Erica Berra; la presidente della Fondazione “Centro Cultural Chacao”, Claudia Urdaneta; il gerente della “Sala Tac”, Felix Suazo, e in presenza di alcuni artisti:
– Ogni mostra è itinerante; anzi, può essere itinerante. In questo caso lo è quella esposta nella “Sala Tac”. Purtroppo, non si può dire altrettanto di quella allestita nella “Caja” del “Centro Cultural Chacao”. Quella è una mostra che nasce, vive e muore lì. Hic et nunc…
Alla manifestazione artistica, che è stata inaugurata in contemporanea in due spazi diversi (“Sala Tac”, Trasnocho Cultural; “La Caja”, Centro Cultural Chacao) e che resterà aperta fino al 9 luglio, sono stati invitati a partecipare i seguenti artisti: Adolfo Alayón, Luis Arroyo, Camilo Barboza, Angela Bonadies, Hayfer Brea, Zeinab Rebecca Bulhossen, Ivan Candeo, Max Coppeta, Fabrizio Cotognini, Antonio Della Guardia, Magdalena Fernández, Jason Galarraga, Manuel Eduardo González, Domenico Antonio Mancini, Luis Millè, Antonio Paz, Enrico Pulsoni, Giannini Termini, Eugenio Tibaldi, Eduardo Vargas Rico.
Mauro Bafile