Londra: Zaghba, l’italo-marocchino segnalato nei circuiti 007 dal 2016

Pubblicato il 06 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Un biglietto di sola andata per Istanbul, uno zainetto e un passaporto italiano, né bagagli né soldi, sprovveduto e agitato davanti ai poliziotti della dogana che lo fermano per un controllo: “vado a fare il terrorista”. L’italo marocchino Youssef Zaghba, il terzo attentatore di Londra, smette di essere un perfetto sconosciuto per le autorità di sicurezza il 15 marzo del 2016, quando viene bloccato alle partenze internazionali dell’aeroporto Marconi di Bologna: da quel giorno il suo nome finisce nei circuiti internazionali dell’intelligence, segnalato come soggetto a rischio.

E ora bisognerà ricostruire il percorso di radicalizzazione che l’ha portato sabato sera a compiere la strage sul London Bridge. Perché fino al 15 marzo dell’anno scorso Youssef sembra essere solo un ragazzo di 22 anni, studente di informatica all’università di Fez, in Marocco, dove è nato da padre marocchino naturalizzato italiano e madre italiana convertita all’Islam.

La famiglia Zaghba vive lì da tempo, ma alla fine del 2015 qualcosa si rompe tra i due genitori: Valeria, la madre, torna in Italia ma il ragazzo rimane in Marocco con il padre e ogni tanto viene a trovare la donna. Ed è al termine di una di queste visite che viene fermato.

“Vado qualche giorno a Roma” dice alla madre chiedendole dei soldi. Invece compra un biglietto di sola andata per Istanbul. Se l’intenzione fosse di andare in Siria per unirsi all’Isis, nessuno lo sa davvero; ma quel biglietto e quella frase agli agenti della Polizia di Frontiera e poi corretta, bastano per far scattare i controlli. Sul cellulare gli trovano alcuni sermoni di propaganda dell’Is e qualche video. Tutta roba scaricabile da internet, nulla di davvero pericoloso.

Youssef viene denunciato e indagato per associazione con finalità di terrorismo internazionale, il suo telefono viene anche sequestrato per i successivi accertamenti, ma il tribunale del Riesame ordina la restituzione dell’apparecchio. “Non c’erano i presupposti per ravvisare la sussistenza di un reato – conferma il procuratore di Bologna Giuseppe Amato – Non avevamo gli elementi di prova che fosse un terrorista, era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento. Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare”.

Il suo nome finisce però nel circuito degli 007. Scotland Yard dice oggi che Zaghba non era conosciuto né dalla polizia né dall’intelligence. Tuttavia, se è vero che nessuno segnalò il ragazzo come terrorista, perché appunto in quel marzo del 2016 non c’erano elementi per sostenerlo, è altrettanto vero che il nominativo, i suoi dati e la vicenda dell’aeroporto di Bologna non solo furono condivisi dalle autorità italiane negli abituali canali in cui l’intelligence fa circolare le informazioni, come soggetto ritenuto a rischio radicalizzazione, ma vennero indicati sia ai servizi marocchini che a quelli inglesi in quanto il giovane stesso riferì di lavorare saltuariamente a Londra.

Lo stesso procuratore nazionale Antiterrorismo Franco Roberti conferma. “È stato a suo tempo segnalato all’intelligence inglese”. Quel che è certo è che dopo il fermo di marzo 2016, ogni volta che Youssef è tornato in Italia è stato costantemente monitorato dall’antiterrorismo e dall’intelligence, grazie anche alla collaborazione della madre.

Sono state almeno tre le volte che il giovane è rientrato, per un periodo di non più di dieci giorni, mentre un volta, precedente però al fermo, sarebbe rimasto circa un mese. L’ultima visita in Italia risalirebbe a gennaio di quest’anno e subito dopo il giovane sarebbe rientrato in Inghilterra dove sarebbe anche stato controllato dalle autorità aeroportuali.

Nei suoi periodi in Italia Zaghba non avrebbe frequentato ambienti radicali o soggetti ritenuti pericolosi, non andando oltre la visione di qualche sito di propaganda jihadista. In ogni caso, intelligence e antiterrorismo rianalizzeranno gli elementi a disposizione e ne acquisiranno ulteriori, compresi i tabulati e le celle telefoniche, per nuovi accertamenti sui contatti avuti dal giovane in Italia, sui suoi spostamenti e sui suoi incontri. Ieri è stata sentita la madre, nei prossimi giorni toccherà ad altri familiari e persone che hanno avuto rapporti con lui.

(di Matteo Guidelli/ANSA)

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