Brividi “Fianum” sui voti segreti, ma il M5s non si sfila

Pubblicato il 07 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Prima giornata di voto della legge elettorale al cardiopalma, con il timore nel primo pomeriggio che il “treno” potesse deragliare, dopo una prima votazione in Aula e un post di Beppe Grillo sul Blog che ha fatto temere che M5s volesse scendere dal convoglio. Sensazione poi rientrata nei successivi passaggi in Aula, che però hanno confermato le tensioni all’interno dei pentastellati e del Pd.

La metafora del “treno” della legge elettorale ormai lanciato era stata fatta da Francesco Paolo Sisto (Fi), ma in tarda mattinata è apparsa evidente la frenata, con lo slittamento della riunione del Comitato dei Nove (l’organismo ristretto che prepara i lavori d’Aula) a dopo il voto delle pregiudiziali presentate dai piccoli partiti contro la legge.

I quattro partiti che la sostengono, Pd, M5s, Fi e Lega, a cui si è aggiunta la Svp, non avevano trovato una intesa su alcune proposte di modifica: in particolare M5s chiedeva il voto disgiunto e le preferenze. Le seconde sono del tutto incoerenti con il testo uscito dalle profonde modifiche introdotte in Commissione; ma il voto disgiunto sarebbe una modifica plausibile, apprezzata anche da Mdp, ma invisa a Pd e Fi. Alla fine i quattro partiti hanno atteso il voto sulle pregiudiziali che era a scrutinio segreto, e in questo sono mancati ben 66 voti.

Il Pd ha riunito subito il proprio Gruppo, mentre Grillo annunciava l’intenzione di sottoporre al voto del blog prima del voto finale, il testo di legge che uscirà dopo il voto degli emendamenti. Di qui la disponibilità dei Dem di arrivare a lunedì per il voto finale, per favorire un allentamento della tensione.

“Dopo due gironi hanno già cambiato idea” ha detto sferzante Matteo Renzi. Ma i deputati di M5s avevano rassicurato i colleghi Dem che l’iniziativa non avrebbe fatto saltare l’accordo, ma anzi lo avrebbe blindato. Se in M5s l’ala movimentista (Paola Taverna, Roberto Fico, ecc) non nasconde i dubbi verso l’intesa, a prescindere dal testo, nel Pd si è riaperta la tensione da parte degli “orlandiani” dopo le esternazioni di ieri di Giorgio Napolitano contro le elezioni anticipate, a cui la minoranza Dem è sempre sensibile. Tanto è vero che essa non ha ritirato i propri emendamenti.

Ma il capogruppo Ettore Rosato, così come Matteo Renzi, ha sottolineato con la minoranza che se salta l’accordo sulla legge elettorale, magari su un voto segreto, si deteriorerebbe a tal punto il clima nella coalizione di governo, che sarebbe impensabile approvare la legge di Bilancio in Autunno. A quel punto le elezioni anticipate sarebbero obbligate; al contrario proprio se passa la legge elettorale si elimina l’elemento di maggior tensione, e magari la legislatura potrebbe durare.

Alla ripresa dei lavori d’Aula, nei pochi emendamenti votati, M5s ha retto botta. Danilo Toninelli ha annunciato che non avrebbe chiesto alcun voto segreto, puntando piuttosto ad approvare “una buona legge” per andare presto al voto. In più quando si è votato un emendamento di Mdp che introduceva voto disgiunto e preferenze, M5s si è astenuto perché la proposta “mira a far saltare tutto”.

A rendere esplicita la compattezza dei pentastellati è stato l’intervento di Roberto Fico contro l’emendamento. Ma un nuovo voto segreto su un punto minore ha fatto registrare di nuovo la mancanza di una ottantina di voti. Per oggi il treno è arrivato nella stazione di destinazione. Il voto finale, in attesa del delicato passaggio in Senato, arriverà invece martedì.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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