Sblocco dei contratti per tre milioni di statali. Permessi, si cambia

Pubblicato il 07 giugno 2017 da ansa

Aumenti statali legati al merito, in ballo anche gli orari

ROMA. – Arriva la direttiva che traccia lo sblocco dei contratti, fermi da otto anni, per circa tre milioni di statali. Si tratta ancora di una bozza ma la struttura sembra delineata. La ministra della P.A, Marianna Madia, ha così messo in fila le questioni che terranno banco, indicando la direzione da prendere. Ecco che per non far saltare il bonus degli 80 euro, causa aumento stipendiale, si escogita una sorta di ‘risarcimento’. Ma le novità toccano tanti aspetti, spaziando dal welfare contrattuale alla disciplina dei permessi. Ed è così, con l’obiettivo di fare ordine ed evitare abusi, che spunta il preavviso per l’utilizzo della legge 104 sulla disabilità.

Le linee guida per i rinnovi riguardano tutti i dipendenti. Si parla di una direttiva ‘madre’ che pur essendo destinata alla P.A centrale contiene parti comuni anche agli altri settori (Funzioni locali, Istruzione e Sanità). Domani il documento sarà al centro di un primo confronto con Regioni ed enti locali. Ne seguiranno altri, senza dimenticare che per la parte economica è necessario il disco verde della Ragioneria. Le risorse sono uno dei nodi da sciogliere, visto che c’è l’impegno per un incremento medio di 85 euro ma finora il budget stanziato lascia scoperta la metà.

La direttiva prevede che il resto venga messo dalla prossima legge di Bilancio. Tanto che si precisa: “gli impegni sottoscritti rimangono subordinati al reperimento delle ulteriori risorse”. Sul lato economico c’è poi da risolvere il rebus dell’aumento che mangia il bonus. Una ‘beffa’ da scongiurare attraverso una posta ad hoc che agisca da ‘cuscinetto’ per i redditi bassi. Si prevede, infatti, che le parti nel corso delle trattative valutino il riconoscimento di un “elemento retributivo distinto dallo stipendio, di importo differenziato in base ai trattamenti stipendiali, anche con finalità compensative”.

La direttiva stessa ammette che la strada è “articolata”, visto che si torna ai tavoli dopo un tempo lungo e una riforma appena uscita in Gazzetta. Di sicuro per il governo va cambiata la parte sui permessi sia per visite specialistiche che per motivi familiari.

La novità sta nello spacchettamento in ore. Il che verrebbe incontro alla esigenze sia dei lavoratori che dell’amministrazione. Soprattutto, nel caso che si vada dal medico per questioni specifiche, ci sarà un serbatoio di ore a disposizione a cui attingere senza penalizzazioni. Per le richieste di permessi legati alla 104 o alla donazione del sangue serve “un congruo preavviso”, anche attraverso “una programmazione mensile”.

La direttiva conferma poi diversi impegni, dal welfare contrattuale alla spinta ai fondi pensione, passando per le sanzioni da individuare nei contratti contro gli assenteisti (con una possibilità più ampia di ricorrere alla sospensione cautelare). C’è poi un paragrafo dedicato al salario accessorio, a cui si cerca di dare una struttura, e una nuova regolazione dei contratti a tempo determinato per evitare discriminazioni.

Tra i sindacati prevale la cautela. “Come sempre la direttiva è la piattaforma della controparte”, vale a dire del Governo, e “noi abbiamo le nostre proposte”, spiega Antonio Foccillo della Uil. Mentre assicura un “grande impregno sindacale per trovare il giusto equilibrio tra contratto e legge” Massimo Battaglia della Confsal Unsa. E infatti ora gli occhi sono puntati sulla convocazione che dovrà arrivare dall’Aran, l’Agenza a cui la direttiva è rivolta e che gestirà le trattative.

(di Marianna Berti/ANSA)

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