Legge elettorale: il Patto non regge al voto segreto

Pubblicato il 08 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Il patto tra Pd, M5s, Fi e Lega è saltato e con lui la legge elettorale che ne era figlia, il proporzionale con soglia al 5%, il Fianum, dal nome del relatore Emanuele Fiano. Proprio lui ha dichiarato che “la legge elettorale è morta” dopo che l’Aula della Camera aveva approvato un emendamento apparentemente minore, ma che non era stato concordato e che M5s ha votato lo stesso.

Al netto dei reciproci scambi di accuse, si apre un periodo di incertezza sia sul tentativo di giungere a un nuovo sistema elettorale, sia sulla tenuta della maggioranza di governo, benché la Borsa abbia scommesso sulla durata della legislatura fino al 2018. E il Quirinale non poteva che definirsi “preoccupato” per lo stallo di un dialogo che univa tante forze politiche. Rimane quindi, per Sergio Mattarella, l’auspicio che si ritrovi il bandolo della matassa perchè il tempo per farlo c’è.

Il patto tra Pd, M5s, Fi e Lega che ha retto in Commissione Affari costituzionali, si basava sul fatto che ogni modifica fosse concordata da tutti i contraenti. In Aula M5s ha votato invece a favore di un emendamento, presentato dal suo deputato Riccardo Fraccaro e da Micaela Biancofiore di FI, su cui il Pd era fermamente contrario: in più, grazie allo voto segreto, si sono aggiunti i franchi tiratori sia della minoranza Pd che di Fi.

E’ stato così approvato l’emendamento che elimina per il Trentino Alto Adige i collegi maggioritari, introducendo il proporzionale come nelle altre regioni. Uno schiaffo al Pd che si era fatto garante con la Svp del mantenimento del Mattarellum: il partito della minoranza di lingua tedesca, con i collegi maggioritari riesce a eleggere più parlamentari formando poi in Parlamento dei gruppi che collaborano in pieno con i Dem.

Il capogruppo Pd Ettore Rosato ha detto che il mantenimento in Trentino Alto Adige del Mattarellum era “una pregiudiziale irrinunciabile”. Anche perché i voti della Svp in Senato sono essenziali “e a M5s lo avevamo spiegato”. “Il Pd – si è sfogato – ha fatto lo sforzo più grande accettando il proporzionale, ed è stato tradito”. Per M5s, con Danilo Toninelli, “traditori e irresponsabili” sono stati i Dem, dato che i franchi tiratori sono arrivati dalle sue fila e non di M5s che aveva annunciato alla luce del sole il suo sì all’emendamento. La legge è stata rinviata in Commissione, che il presidente Andrea Mazziotti ha convocato martedì per decidere cosa fare.

Matteo Renzi sostiene che l’accaduto dimostra che è impossibile che il Parlamento approvi una legge elettorale, come chiede il presidente Mattarella, e che la maggioranza spaccata possa portare avanti la Legge di Bilancio in autunno. Di qui il rilancio dell’idea di un decreto tecnico per poi andare alle urne a settembre con l’Italicum e il Consultellum.

Renzi una legge elettorale con la sola Fi non intende farla temendo le accuse di “inciucio” di Grillo, che infatti ha detto: “una legge fatevela con Berlusconi e Dudù”. Per un voto a settembre anche M5s e Lega. La prossima settimana in Senato si voterà la manovrina e li si capirà se la maggioranza dopo gli strappi delle scorse settimane regge ancora.

Di parere opposto al Pd tutti gli altri partiti, da FI (uno stop alle urne è arrivato da Silvio Berlusconi) sino agli alleati più piccoli di governo. Maurizio Lupi (Ap) ha invitato il Pd a ripartire proprio dalla maggioranza di governo, anziché dalle opposizioni per la legge elettorale.

Anche il presidente del Senato Pietro Grasso si è detto “fiducioso” che il dialogo riparta e che qualche giorno “di riflessione” possa aiutare. Parole, quelle di Grasso, che interpretano anche gli auspici del Quirinale, che ha seguito con preoccupazione gli eventi.

E non la pensa come Renzi neanche la Borsa: subito dopo lo stop alla legge elettorale l’indice è salito dell’1,6%, mentre lo Spread è sceso da 200 a 194. Piazza Affari ha interpretato il tutto come un allungamento della legislatura al 2018.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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