Riina in barella partecipa all’udienza su Trattativa

PALERMO. – Scaramanzia o tentativo di lanciare segnali al proprio ”popolo” sta di fatto che Salvatore Riina, boss mafioso in carcere dal 15 gennaio ’93 condannato almeno a 19 ergastoli, da quando la Cassazione si è pronunciata su ricorso del suo difensore dicendo che anche lui ha diritto a una morte dignitosa, partecipa da paziente grave qual è a tutte le udienze dei processi in cui è imputato, anche se in videoconferenza e su una barella. In quest’occasione era sullo schermo davanti ai giudici di Palermo dall’ospedale di Parma per seguire l’udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, proprio come ieri nel processo a Firenze sulla strage del treno 904. Riina è da 24 anni detenuto lo stesso periodo su per giù in cui è stato latitante capitanando una stagione di delitti che hanno insanguinato Palermo e la Sicilia.

Le reazioni alla pronuncia della Suprema corte che chiede al giudice di verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” da andare oltre la “legittima esecuzione di una pena”, sono state decine da Beppe Grillo che avrebbe ”cose da dire” ma non si esprime ”attraverso i media” al capo dei cappellani d’Italia Don Raffaele Grilmaldi che chiede la vicinanza coi familiari più intimi, e oggi fa sentire la propria voce il presidente del Senato Pietro Grasso, che fu giudice a latere del maxiprocesso a Cosa nostra in cui Riina venne condannato all’ergastolo, in contumacia, e secondo cui il boss seppur in barella ”è ancora il capo di Cosa nostra”.

”La legge – spiega Grasso – può dare la possibilità di interrompere il regime del 41 bis collaborando. Riina potrebbe ottenere la cessazione delle misure facendoci sapere chi erano queste persone importanti che lo hanno contattato prima di fare delle stragi”.

La posizione di Grasso sembra essere contro qualsiasi concessione al mafioso che non collabora: ”Secondo le nostre leggi e secondo la Costituzione la carcerazione deve essere dignitosa. E io ritengo che siano adottate tutte le misure idonee per poter rendere dignitosa la carcerazione di Riina, naturalmente questo deve essere dimostrato ai giudici che dovranno decidere, in modo tale che si possa garantire ancora il 41 bis. La Cassazione non ha richiesto la scarcerazione di Riina, ma solo un’ulteriore motivazione della vicenda, ricorda l’ex magistrato.

“Riina stesso – aggiunge – disse che era stato ipotizzato di uccidere Falcone a Roma. Poi lui chiamò il comando dicendo che lo avrebbero ucciso in Sicilia. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Questo ancora non lo ha detto”. “Lui – insiste Grasso – ci ha detto che era un capro espiatorio. Bene allora ci dica chi sarebbero gli altri responsabili”.

Anche per il vice presidente dell’Anm, Antonio Sangermano “deve rimanere in carcere. Deve essere curato in carcere nella dignità ma nel rispetto dei rigori del 41 bis”. Per Sangermano “Riina ha una sola strada davanti a sè: pentirsi e raccontare se vi sono mandanti occulti nelle stragi di mafia, contatti con soggetti deviati che abbiano garantito la sua latitanza”.

(di Ruggero Farkas/ANSA)