Istat: cresce il lavoro, ma anche i disoccupati nel Sud

ROMA. – L’Istat registra “una ripresa delle spinte alla crescita dell’occupazione” nel primo trimestre del 2017 con 52 mila occupati in più rispetto all’ultimo trimestre del 2016 e 326 mila in più nell’arco di dodici mesi. E il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, osserva: “i dati sono positivi, i numeri sono sempre oggetto di discussione ma non c’è dubbio che ci troviamo in questi ultimi mesi a raccogliere i risultati di una semina in corso da anni e che ha prodotto risultati con una crescita superiore al previsto”.

“L’Italia cresce poco e ancor meno cresce la sua occupazione”, controbatte il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro del governo Berlusconi, che giudica il mercato “poco dinamico, soprattutto nel confronto con gli altri Paesi industrializzati”.

Mentre Federconsumatori e Adusbef osservano come “la disoccupazione rimane su livelli elevati, determinando conseguenze negative per l’intero sistema”. I disoccupati aumentano per il terzo trimestre consecutivo fino a 3 milioni 138 mila persone, 51 mila in più dello scorso anno. Sono colpiti solo il Mezzogiorno, che si trova con 103 mila persone in cerca di un posto in più, ed esclusivamente le donne.

I nuovi disoccupati hanno, in genere, più di 35 anni e, prima, erano inattivi. Infatti, quando chi non ha lavoro e non lo cerca si riprende a inviare curriculum ma senza successo, viene contato non più tra gli inattivi ma tra i disoccupati, e l’ultimo anno vede un forte calo degli inattivi (-473 mila) e degli scoraggiati. Invece il tasso di disoccupazione, complessivamente, rimane stabile rispetto al primo trimestre del 2016 e cala di 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

E il numero di ore lavorate aumenta su base annua in tutti i settori tranne l’agricoltura, che secondo la Coldiretti, sconta il clima anomalo che “ha distrutto le coltivazioni” con l’alternarsi di gelo, grandine, caldo e siccità nel terzo inverno più asciutto dal 1800.

I dati mostrano poi un aumento degli occupati più giovani (gli under 35 sono +83 mila in un anno) e soprattutto di quelli più anziani di 50 anni anni e oltre (+328 mila). C’è un calo invece nella delicata età intermedia, quando spesso c’è una famiglia con figli da mantenere (-85 mila).

La crescita tendenziale dell’occupazione, inoltre, riguarda solo i lavoratori dipendenti, in oltre due casi su tre con contratti a termine. Infatti, l’Istat osserva che la quota dei nuovi occupati assunti con contratti a tempo indeterminato, dopo la crescita del 2015, l’anno del Jobs act e della decontribuzione piena, scende di oltre 10 punti percentuali tra il primo trimestre del 2016 e lo stesso periodo del 2017, “tornando ai livelli pre riforme”.

E calano le stabilizzazioni: i lavoratori che nell’arco di dodici mesi passano dal contratto a termine a quello permanente sono meno di uno su cinque (il 19,6%, erano il 24,2% a inizio 2016).