Guerra Pd-M5s, stop trattative. Si allontana la data delle elezioni

ROMA. – Veleni e accuse incrociate. Questo resta, a 24 ore dal voto che ha affossato nell’Aula della Camera il patto a quattro sul sistema elettorale “tedesco”. Matteo Renzi lo definisce un “fallimento impressionante”, rinvia per un supplemento di riflessione alla prossima settimana, dopo il primo turno delle amministrative, ma si dice “non ottimista” sulle possibilità di un nuovo accordo con Fi e M5s. Silvio Berlusconi non demorde e insiste per andare avanti.

Ma Matteo Salvini non accetta più di sedersi al tavolo con quelli che definisce “traditori”. E anche Luigi Di Maio, per il M5s, suona il gong: “Adesso basta, meglio chiudere la legislatura e andare al voto con le leggi esistenti per Camera e Senato”. Sullo sfondo, ma ben presente a tutti i protagonisti della vicenda, resta proprio il tema della data delle elezioni.

M5s e Lega continuano a invocare le urne subito, ma dal Pd osservano che il voto di giovedì alla Camera è un successo del partito del “non voto”. “Abbiamo vinto, ora non si parli più di elezioni anticipate”, esulta Angelino Alfano. E il relatore della legge elettorale Emanuele Fiano, afferma: “Le elezioni sono oggettivamente più lontane, è sempre più probabile che si vada a votare nel 2018”.

Nessuno può escludere, visti i rapporti deteriorati nella maggioranza, un “incidente” parlamentare: a inizio della prossima settimana si voteranno la “manovrina” al Senato e la riforma del processo penale alla Camera. Ma sia Mdp che Ap sono contro le urne anticipate. E anche la scelta di porre la fiducia su una legge invisa agli alfaniani come il ddl penale viene letta in Parlamento come segnale di un Gentiloni rafforzato. Il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa dopo il Cdm, non fa riferimento alla situazione politica, ma sottolinea i dati positivi sulla crescita e afferma che l’impegno del governo sul lavoro “prosegue”.

“Questo è il nostro governo: pieno sostegno, sta lavorando sulle questioni reali”, scandisce Renzi, conducendo una rassegna stampa mattutina al Nazareno. Il segretario smentisce di aver chiesto un decreto per approvare la legge elettorale ma aggiunge che una legge “già c’è” ed è il Consultellum, con soglie del 3% alla Camera e dell’8% al Senato: per votare con questa legge bastano correzioni “tecniche”.

Renzi afferma che il Pd è ancora disponibile a un dialogo con M5s e Fi su una legge diversa, “se le persone tornano a buon senso e ragionevolezza”. Ma non è affatto ottimista. Perché, spiega, “i Cinque stelle sono inaffidabili per definizione: hanno la stessa credibilità sulla legge elettorale di quando parlano di vaccini o scie chimiche”.

Il punto, sottolinea, non è l’emendamento sul Trentino Alto Adige che ha fatto arrabbiare gli alleati dell’Svp (quella norma in ogni caso non passerà, assicura). Il punto è che “al netto dei franchi tiratori”, M5s ha rotto il patto: “Chi ha preso in giro gli italiani e ha tradito gli iscritti al blog ha un nome e un cognome: Beppe Grillo. Ora però non faremo una legge contro di loro”.

I Cinque stelle ribaltano l’accusa sul Pd: “Sono divisi tra bande interne e franchi tiratori e Renzi cerca di scaricare la propria debolezza sul M5s”, accusano. E Di Maio dice “basta”: “Meglio andare al voto con le leggi esistenti per Camera e Senato: tutte e due consentono a una forza politica di governare il paese”.

Dalla minoranza Pd però Andrea Orlando invita alla calma: “No alla depressione totale, c’è una legge incardinata, miglioriamola con correttivi maggioritari e le coalizioni”. Proprio attorno alla possibilità di coalizioni (sarebbero incentivate dal Consultellum al Senato) si riapre il confronto a sinistra tra Renzi e Pisapia.

“Qualsiasi alleanza con il centrodestra è contro i nostri valori”, premette l’ex sindaco di Milano. Poi aggiunge: “Renzi faccia le primarie se davvero vuole la coalizione di centrosinistra e vediamo chi le vince”. Una sfida che riapre il dialogo e apre un capitolo tutto nuovo.

(di Serenella Mattera/ANSA)