G7 Ambiente: con Trump, gli Usa soli contro tutti

WASHINGTON. – Al G7 ambiente che si apre domani a Bologna, gli Usa saranno da soli contro tutti, dopo la decisione di Donald Trump di uscire dall’accordo di Parigi sul clima, anche se pare che i tempi tecnici saranno lunghi, circa 3-4 anni. Tutta l’attenzione sarà rivolta verso Scott Pruitt, il capo dell’agenzia federale per la difesa dell’ambiente (Epa): da lui ci si aspetta di sentire cosa intende fare concretamente l’amministrazione di Washington.

Trump ha giustificato lo strappo sostenendo che l’accordo, così com’è, sarebbe stato un danno economico e occupazionale per gli Usa e si è detto pronto eventualmente a rinegoziarne uno nuovo ma l’ipotesi è già stata esclusa da Germania, Francia e Italia.

Fonti dell’amministrazione hanno riferito che, trattandosi di una intesa non vincolante, gli Usa temevano che Paesi come Cina e India ne approfittassero per ignorare i loro impegni, acquistando così un vantaggio competitivo sugli Stati Uniti. Ma l’accordo prevede meccanismi di verifica e in ogni caso la tendenza a sviluppare ed utilizzare risorse e tecnologie meno inquinanti è ormai consolidata, anche in Paesi come la Cina, che ne sta approfittando per occupare la leadership politica ed economica lasciata vacante da Trump.

Certo, per Trump sarebbe stato contradditorio restare nell’accordo e smantellare progressivamente, come sta già facendo, l’eredità verde di Obama, promuovendo la deregulation ambientale, rilanciando gli oleodotti e le miniere di carbone. Ma nulla glielo impediva.

Tuttavia ha preferito mantenere le sue promesse elettorali, in vista delle elezioni di midterm del 2018, anche a costo di ritrovarsi solo in compagnia di Siria e Nigaragua, criticato dal Papa e dall'”amico” Putin, e con metà Paese (tra Stati e città) che intende continuare a rispettare l’accordo.