Nel Movimento 5 stelle è bufera su Di Maio

Luigi Di Maio

ROMA. – L’indice è puntato contro di lui: additato come responsabile per la fallimentare strategia sulla legge elettorale ed ora pure dei deludenti risultati alle comunali. Per Luigi Di Maio, il candidato in pectore alla leadership 5 Stelle, da qualche giorno la strada dentro il Movimento è decisamente in salita. E’ lui che finisce ad essere il capro espiatorio di un risultato su cui nessuno, tra i 5 Stelle, in fondo scommetteva troppo. Ma tant’é.

A scendere in campo per “spiegare” alle truppe i risultati elettorali ci pensa Beppe Grillo. “Tutti gongolano esponendo raffinate analisi sulla morte dei 5 Stelle, sul ritorno del bipolarismo, sulla debacle del Movimento, sulla fine dei Grillini. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli. Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada” avverte il garante che prova così a rasserenare gli animi delusi.

Ma lui, Di Maio, tace. E si limita a rilanciare sui social i post ufficiali a sostegno dei 9 candidati 5 Stelle ai ballottaggi. I nemici interni al Movimento già lo chiamano il “sommergibile”. E criticano non solo la scommessa rischiosissima giocata sul fronte della fallita trattativa sulla legge elettorale (che tra l’altro, si fa notare, “avrebbe sortito effetti simili a quelli ottenuti a queste comunali”) ma anche una strategia comunicativa che avrebbe abbandonato alcuni dei punti fermi della riconoscibilità M5s, dall’Europa ai vaccini. Soprattutto accusano il “responsabile enti locali” del M5s di aver abbandonato il territorio a sé stesso.

Per Di Maio parla invece Danilo Toninelli, l’unico oltre a Grillo, a dire la sua sul blog: “Comprendo perfettamente chi oggi possa sentirsi deluso o affranto” ma “non dimenticate mai che siamo la prima forza politica del Paese” avverte. Di Battista si limita a dirsi deluso ma richiama tutti all’ordine: “basta chiacchiere”. Affiorano invece le critiche indirette. “Il rapporto con i territori non si costruisce in un giorno. Non è né uno slogan, né uno spot elettorale. E’ una direzione. Non dimentichiamoci mai da dove veniamo” avverte la pasionaria Roberta Lombardi.

Puntare su un “maggior radicamento sui territori, occupandoci un di più dei problemi locali e meno dell’ultima sparata dell’Alfano di turno” o “dell’eventone in piazza” è anche la ricetta di Michele Dell’Orco che rievoca quello che fu l’anatema di Roberto Fico a Italia 5 Stelle contro i personalismi, i selfie e la vippagine e avverte:”Meno gossip e più proposte”.

Anche Roberto Fico tace mentre altri, pur riconoscendo come esagerata la lettura di chi parla di “debacle”, segnalano i risultati scadenti ottenuti anche laddove ci si aspettava di più, da Taranto a La Spezia, da Alessandria ad Alghero, Trapani e, in generale, nel Nord Italia.

La delusione è talmente tangibile che il braccio destro di Davide Casaleggio, Max Bugani, arriva ad ipotizzare un ripensamento sulla regola aurea M5s del divieto del doppio mandato. La tesi è che molti potenziali vincitori non si sarebbero presentati per non giocarsi la candidatura alle politiche. A sorpresa la proposta non scandalizza gli ortodossi. Qualcuno commenta: “Servono regole gravi per momenti gravi. E questo è uno di quei momenti”.

(di Francesca Chiri/ANSA)