Istat: meno nascite e più stranieri, così cambia l’Italia

Pubblicato il 13 giugno 2017 da redazione

“Leggete e innamoratevi della Costituzione italiana, siatene orgogliosi, apprendete la storia di questa magnifica terra affinché essa possa diventare più vostra”. E’ il messaggio che il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, ha consegnato ai bambini stranieri nati a Torino negli ultimi mesi, che al Parco della Tesoriera di Torino hanno ricevuto l’attestato di cittadinanza onoraria, 23 giugno 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

ROMA. – Continua inesorabile il calo della popolazione in Italia, e questo nonostante i “nuovi italiani”, cioè gli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana, siano in aumento. Il calo interessa tutte le aree geografiche, ma è più accentuato al Sud e nelle isole. Allo stesso tempo, continuano a diminuire le nascite. Lo fa sapere l’Istat, che calcola in 60.589.445 persone la popolazione residente al 31 dicembre 2016, di cui più di 5 milioni sono cittadini stranieri (l’8,3% dei residenti).

Prosegue dunque nel 2016 la diminuzione della popolazione già riscontrata l’anno precedente. Il saldo complessivo è negativo per 76.106 unità, determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (-96.981) mentre gli stranieri aumentano di 20.875 unità. Ma il calo sarebbe stato ancora più cospicuo se non fosse stato mitigato dall’acquisizione della cittadinanza italiana di una parte sempre più ampia della componente straniera (+202mila, in aumento rispetto al 2015).

Dopo anni nei quali i flussi migratori hanno compensato il calo demografico, anche nel 2016, come nell’anno precedente, il consistente saldo naturale (differenza tra il numero delle nascite e quello dei decessi) negativo, unito a un saldo migratorio positivo ma più contenuto rispetto al passato decennio, ha portato al decremento della popolazione. Che è più netto, e supera la variazione a livello nazionale pari a -0,13%, nelle isole (-0,34%) e al Sud (-0,28%).

Questo spopolamento del Sud Italia si spiega anche con l’aumento del movimento migratorio dal Sud verso Nord e Centro Italia, solo parzialmente bilanciato dagli arrivi di migranti sulle coste meridionali: i continui nuovi arrivi non riescono a compensare la perdita di popolazione dovuta alle migrazioni interne. Il tasso migratorio è quindi negativo e pari a -0,9 per mille per il Sud e -1,3 per mille per le isole.

E incide sicuramente anche il fatto che la popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro, dove si registra un’incidenza percentuale sul totale dei residenti superiore al 10%. Al Sud, infatti, la presenza straniera resta più contenuta nonostante la crescita: 4,2 stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,6 nelle isole. Il primato delle presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.704.918 residenti, il 33,8% degli stranieri.

Nel corso del 2016 sono state registrate 473.438 nascite e 615.261 decessi. Pertanto, il saldo naturale è negativo per 141.823 unità, ed è negativo ovunque, con la sola eccezione della provincia autonoma di Bolzano, dove si sono registrate più nascite che decessi.

Continua la discesa del numero di nati, iniziata nel 2008: nel 2016 sono state 12.342 in meno rispetto al 2015, e il calo è più accentuato nelle isole. I decessi sono stati circa 32 mila in meno rispetto al 2015, anno record della mortalità, ma in linea con il trend di crescita degli anni precedenti, dovuto all’invecchiamento della popolazione. Nel complesso, dice l’Istat, nel 2016 si è avuta un’attenuazione dei flussi migratori.

Gli iscritti in anagrafe provenienti dall’estero sono stati 300mila, cittadini stranieri nell’87,4% dei casi; gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono quasi 38mila, in crescita di 8 mila unità. E continua la “emorragia” verso altri Paesi: il movimento migratorio con l’estero fa registrare un saldo positivo di circa 144mila unità, in lieve aumento rispetto all’anno precedente.

A lasciare l’Italia nel 2016 circa 157 mila persone (di cui quasi 115mila di cittadinanza italiana), con un incremento di 12mila unità rispetto al 2015. Sono circa 200 le nazionalità presenti nel nostro Paese: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni). La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella romena (23,2%) seguita da quella albanese (8,9%).

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