Gentiloni rilancia il governo, nodi fiducie e numeri

Pubblicato il 13 giugno 2017 da ansa

Prima fila da sinistra: Roberta Pinotti (Difesa), Andrea Orlando (Giustizia), Marco Minniti (Interno), Angelino Alfano (Esteri), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Paolo Gentiloni, Luca Lotti (Sport), Claudio De Vincenti (Coesione Territoriale), Enrico Costa (Affari Regionali), Marianna Madia (P.A.), Anna Finocchiaro (Rapporti con il Parlamento). Seconda fila da sinistra: Beatrice Lorenzin (Salute), Dario Franceschini (Beni Culturali), Valeria Fedeli (Istruzione), Giuliano Poletti (Lavoro), Graziano Delrio (Infrastrutture), Gianluca Galletti (Ambiente), Maurizio Martina (Agricoltura), Carlo Calenda (Sviluppo Economico) e Pier Carlo Padoan (Economia), nel salone delle Feste del Quirinale dopo il giuramento, Roma, 12 dicembre 2016. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Il naufragio della legge elettorale, che ha allontanato quasi definitivamente lo scioglimento anticipato delle Camere, rinfocola le contrapposizioni tra i partiti della maggioranza di governo. In settimana alla Camera e al Senato l’Esecutivo potrebbe vedere due leggi approvate dopo una fiducia votata con possibili maggioranze a geometria variabile. Il premier, si racconta, è “fiducioso” di poter superare le scaramucce tra i partiti che lo sostengono, e di poter far approvare alcune leggi che rafforzino il profilo riformista del suo esecutivo.

Tant’è che il governo ha posto la fiducia sul ddl sul processo penale, ora alla Camera dopo essere stato impantanato in Senato dal 24 settembre 2015 al 15 marzo 2017 per le contrapposizioni tra Ap e Pd. Queste non si sono sopite ora che Montecitorio deve approvare in terza lettura la legge. Alcuni deputati centristi minacciano di non votare la fiducia, altri diranno “no” al voto finale. Anche se i numeri di Montecitorio non dovrebbero compromettere il buon esito dell’operazione.

In Senato il problema il governo lo ha a sinistra del suo schieramento, con rischi maggiori rispetto all’altro ramo del Parlamento, dati i numeri risicati di Palazzo Madama. Giovedì verrà votata la fiducia sulla manovrina, e Mdp ha annunciato il suo “no”, soprattutto verso le norme che sostituiscono i voucher. Senza i 16 voti di articolo 1 la fiducia potrebbe anche essere in bilico se tutte le opposizioni si presentassero compatte in aula a votare.

Cosa che molto probabilmente non avverrà, consentendo all’esecutivo di ottenere il via libera sebbene con uno “score” inferiore al 50%: tecnicamente senza la maggioranza assoluta. Cosa, peraltro, già accaduta alla Camera in prima lettura. E ciò anche grazie all’assenza di alcuni parlamentari che farebbero abbassare il quorum per avere la maggioranza.

Questo scenario si potrebbe ripetere a Palazzo Madama anche su altri provvedimenti. Sulla legge per la cittadinanza (‘Ius soli’) Ap ha posto un veto, mentre il Pd e Mdp spingono per l’approvazione. Date le migliaia di emendamenti in Commissione, il testo verrà portato in Aula senza mandato al relatore, cioè senza che siano stati votati tutti gli emendamenti. La legge potrebbe passare, se il governo non pone la fiducia, anche con l’appoggio di altri gruppi favorevoli, come Sinistra Italiana.

Ap è pronta alle barricate anche per il biotestamento, che ha appena iniziato il suo iter in Commissione Sanità: anche qui Pd e Mdp sperano nel “soccorso rosso” di Si. Cosa che non farebbe piacere al partito di Angelino Alfano. Quest’ultimo ha ribadito che considera una “priorità” la legittima difesa, ma Mdp ha già detto che ripeterà il “niet” della Camera: e anche nel Pd sono in molti a voler modificare il testo, con la sua formula sulle ore notturne che, secondo alcuni è ambigua. In questo caso il “soccorso” potrebbe arrivare da Fi.

Alla Camera i numeri del Pd (282 deputati) rendono meno problematica l’azione del governo in caso di defezioni nella coalizione. Ma i dissensi potrebbero poi riverberarsi sul cammino della legge di Bilancio. Legge che il governo intende istruire già dal prossimo fine agosto per poi presentarla in Parlamento ad ottobre.

Contro le troppe richieste di fiducia, e soprattutto quella relativa al ddl penale, alza la voce Beppe Grillo che polemizza con la presidente Laura Boldrini: “offra finalmente il monito più atteso, ovvero che la Camera non può più essere calpestata in questo modo indegno”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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