Ancora un intervento dell’on. Fabio Porta sui pensionati italiani rientrati in Italia dal Venezuela

L'on. Fabio Porta e ambasciatore d'Italia in Venezuela, Silvio Mignano
L’on. Fabio Porta e ambasciatore d’Italia in Venezuela, Silvio Mignano

ROMA – Il deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del sistema Paese della Camera dei deputati, richiama l’attenzione sulla difficile situazione dei pensionati italiani rientrati in Italia dal Venezuela ai quali da più di un anno – rileva in una sua nota diffusa in proposito – il Paese sud americano ha sospeso il pagamento delle pensioni.

“Continuo a ricevere segnalazioni da persone anziane disperate perché non hanno i soldi per sopravvivere e perché l’Italia si rifiuta di riconoscere il loro stato e di concedere le prestazioni assistenziali – scrive Porta, ricordando di aver presentato nei mesi scorsi un’interrogazione parlamentare in merito e aver contattato numerose autorità.

L’esponente democratico segnala di aver scritto in questi giorni anche al vice ministro agli Esteri, Mario Giro, per “sollecitare una iniziativa del Governo”.

“Al vice ministro ho spiegato nella mia lettera l’urgenza di un intervento risolutivo. L’ho innanzitutto ringraziato per essersi dimostrato molto sensibile al problema dei pensionati italiani residenti in Venezuela contribuendo con il suo intervento in maniera determinante al ripristino del pagamento delle loro prestazioni non contributive (trattamento minimo e maggiorazioni sociali) con l’introduzione dell’utilizzo del cambio DICOM ai fini valutari. Gli ho chiesto quindi – prosegue Porta – di valutare altresì l’opportunità di aiutare i nostri connazionali rientrati in Italia dal Venezuela che non sono molti, meno di 1.000.

Cosa si può fare? Ho premesso di essere consapevole della difficoltà di convincere le autorità competenti venezuelane a ripristinare i pagamenti delle pensioni venezuelane all’estero (in tutto il mondo si calcola che siano quasi 25.000 le pensioni sospese) e così a rispettare anche i dettami della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale stipulata con l’Italia (che prevede l’esportabilità delle prestazioni), ma ho sottolineato di ritenere giusto e necessario valutare l’opportunità di concedere ai titolari di pensione in convenzione con il Venezuela residenti in Italia che non percepiscono più il pro-rata venezuelano, un’eventuale integrazione al minimo sul pro-rata pensionistico italiano comprensivo delle maggiorazioni sociali, o l’assegno sociale se ne ricorrono i presupposti (visto che molti di loro non hanno alcun reddito), per consentire loro di percepire un reddito minimo di sopravvivenza”.

“Giova sottolineare che visto l’esiguo numero degli interessati i costi di un intervento statale sarebbero assolutamente sostenibili – ricorda Porta, menzionando quale ostacolo da superare il fatto che l’Inps “continua a prendere in considerazione ai fini della concessione e del calcolo delle prestazioni non contributive il pro-rata venezuelano che sappiamo invece essere puramente teorico e non reale (nel senso che all’Inps risulta riconosciuto dal Venezuela ancorché non pagato)”.

L’esponente democratico chiede pertanto che il Ministero del Lavoro o lo stesso Istituto previdenziale italiano riconoscano, anche attraverso una “delibera”, la situazione di fatto, oppure che si valuti la possibilità di applicare “il sistema del cambio DICOM, come è stato fatto per i pensionati italiani residenti in Venezuela, anche per le pensioni venezuelane (non) erogate in Italia in modo che gli importi delle stesse risultino più bassi per consentire così la concessione delle integrazioni e delle maggiorazioni sul pro-rata italiano”.

Per Porta si tratta dunque di un problema “risolvibile efficacemente e rapidamente” con “sensibilità e volontà politica”. “Ora – conclude – attendo una risposta positiva del vice ministro e comunque continuerò a monitorare il problema sensibilizzando tutte le autorità competenti”.