Trump indagato per ostruzione alla giustizia

WASHINGTON. – La Casa Bianca trema: il procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller sta indagando anche sull’ipotesi che Donald Trump possa aver ostruito la giustizia, il reato per cui Richard Nixon si dimise nel 1974 evitando un sicuro impeachment. Il tycoon, come sempre, ha reagito su Twitter di primo mattino, mentre i portavoce della Casa Bianca hanno la consegna del silenzio:

“Hanno costruito una collusione fasulla sulla storia dei russi, non hanno trovato nessuna prova, così ora proseguono per l’ostruzione della giustizia sulla base di una storia fasulla. Bello”. Poi ha rilanciato le consuete accuse: “Stiamo assistendo alla singola caccia alle streghe più grande della storia politica americana, condotta da persone malvagie e combattute”.

L’ennesimo scoop è del Washington Post, che ieri sera ha rovinato il compleanno in famiglia alla Casa Bianca per i 71 anni del presidente rivelando le prossime mosse di Mueller: interrogare la prossima settimana il capo della National intelligence Daniel Coats, il direttore della Nsa Mike Rogers e il suo ex vice Richard Ledgett, che hanno già accettato di deporre.

Ai primi due il presidente avrebbe chiesto aiuto contro James Comey, prima di licenziare in tronco il capo dell’Fbi che stava indagando sul Russiagate. In particolare avrebbe telefonato a Coats e a Rogers chiedendo di negare pubblicamente l’esistenza di qualsiasi prova di collusione tra la sua campagna e i russi. Coats inoltre avrebbe riferito ad alcuni suoi collaboratori che Trump gli aveva chiesto di intervenire su Comey per lasciar cadere l’indagine sul suo consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, come ha denunciato lo stesso ex capo del Bureau al Senato, dando corpo all’ipotesi di una ostruzione della giustizia.

Nella loro audizione pubblica al Senato entrambi i capi dell’intelligence hanno negato di aver mai subito pressioni da Trump, ma hanno anche precisato di non voler svelare il contenuto delle conversazioni col presidente. Da vedere se lo faranno con Mueller. O se Trump invocherà il suo privilegio esecutivo per mantenerle segrete. Facoltà questa messa in dubbio da alcuni esperti, i quali hanno ricordato che la Corte suprema durante il Watergate stabilì che i dirigenti non possono usare tale privilegio per bloccare prove in indagini criminali. Quanto a Ledgett, avrebbe scritto il memo interno dell’Nsa che documenta la telefonata del presidente a Rogers.

Intanto il procuratore speciale ha già acquisito i memo di Comey sui suoi colloqui con il tycoon. Il procuratore speciale, secondo il Wp e il Nyt, starebbe indagando anche su possibili reati finanziari di collaboratori di Trump, come il riciclaggio o l’accettazione di compensi dai russi nascosti tramite canali offshore.

Le rivelazioni del Wp hanno indignato Marc Kasowitz, l’avvocato privato che difende il presidente nel Russiagate: “la fuga di notizie dell’Fbi riguardanti il presidente è scandalosa, ingiustificabile e illegale”, ha commentato Marko Corallo, un suo portavoce.

Certo, ora per il presidente diventa più complicato licenziare Mueller mentre sta indagando su di lui. Un’inchiesta che rischia di paralizzarlo, in un paese sempre più diviso dall’odio (come dimostra l’attentato di un militante democratico contro i repubblicani) e dove anche il Congresso gli ha messo i bastoni tra le ruote votando quasi all’unanimità nuove sanzioni alla Russia per le interferenze nel voto. “Bastano quelle esistenti”, ha commentato la Casa Bianca. A Putin non resta che scherzare, paragonando Comey a Snowden e offrendo asilo politico anche a lui.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)