Misure di prevenzione per chi è indiziato di terrorismo

Pubblicato il 19 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Estensione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali finora previste per i reati di mafia, non solo per per chi è indiziato di reati contro la Pubblica Amministrazione, cioè di corruzione – come aveva già previsto il testo approvato dalla Camera – ma anche per chi è indiziato di delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo, di stalking, di truffa aggravata, prevedendo che le misure di prevenzione personali si applichino anche a coloro che compiano atti esecutivi diretti alla ricostituzione del partito fascista.

La riforma del Codice Antimafia approda nell’Aula del Senato dopo un lungo travaglio: deriva infatti dalla proposta di legge di iniziativa popolare per la quale grandi organizzazioni sociali come la Cgil, Avviso Pubblico, Arci, Libera, Acli, Lega Coop, Sos Impresa, Centro studi Pio La Torre raccolsero, nel lontano 2013, centinaia di migliaia di firme e che è stata poi integrata dal lavoro fatto nel frattempo dalla Commissione parlamentare antimafia.

Approvata nel novembre 2015 dalla Camera, ha atteso finora il via dal Senato. La legge di stabilità 2016 ha previsto l’istituzione di un’apposita sezione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese destinata alla concessione di garanzie per operazioni finanziarie, erogate in favore di imprese sequestrate o confiscate per 3 milioni di euro annui ed un’apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile per l’erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle medesime imprese pari a 7 milioni di euro annui.

Con la riforma, l’ Agenzia per i beni sequestrati e confiscati – finora spesso oggetto di critiche, con poco personale e quasi tutto “comandato” – esce rafforzata, con un direttore (non più per forza un prefetto) che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado. Norme stringenti sono previste per gli amministratori giudiziari, che non potranno avere più di 3 incarichi e non potranno essere parenti fino al quarto grado, ma neppure conviventi o “commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico.

Alla Camera, la norma che ha provocato scintille, quando il provvedimento fu varato, nel novembre 2015, fu quella che consente ai dipendenti di Invitalia di essere nominati amministratori giudiziari di beni, molto criticata soprattutto dai deputati M5S. I senatori hanno fatto di più, prevedendo – è tra le novità – che il giudice delegato possa incaricare dell’amministrazione dell’azienda sottoposta a sequestro anche dipendenti qualificati dell’Agenzia.

Novità importanti riguardano l’Agenzia per il beni sequestrati e confiscati che avrà una dotazione di 200 unità, avrà sede a Roma, con sedi secondarie a Reggio Calabria, Palermo, Catania, Napoli, Bologna e Milano; rimarrà sotto la vigilanza del Ministro dell’Interno e il cui direttore non sarà più scelto necessariamente tra i prefetti.

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