Parlamentarios exigieron cese de la represión

Pubblicato il 20 giugno 2017 da redazione

CARACAS.-  15 diputados a la Asamblea Nacional, pertenecientes al partido Primero Justicia, fueron a la Comandancia General de la Guardia Nacional Bolivariana en El Paraíso muy temprano en la mañana,  para exigir el “cese” de la represión en las marchas organizadas por la Mesa de la Unidad.

Los parlamentarios, vestidos de negro, colgaron urnas simbólicas en las rejas de la sede de la Guardia Nacional y mostraron las imágenes que dieron la vuelta al mundo: Guardias Nacionales vaciando sus pistolas contra manifestantes desarmados, a pesar de que está expresamente prohibido a quienes están encargados de reprimir las manifestaciones cargas armas de fuego.

Tomás Guanipa, diputado de Primero Justicia, señaló que al menos tres guardias nacionales quedaron plenamente “identificados” mientras hacían uso de armas de fuego. El hecho también fue registrado por imágenes y videos que circularon por redes sociales.

– ¿Cómo pueden explicar que al menos tres guardias nacionales hayan tenido armas de fuego? – preguntó Guanipa durante una breve entrevista telefónica con la televisora Globovisión.

Como se recordará, en la “Toma a Caracas”, manifestación organizada por la Mesa de la Unidad y cuyo destino era la sede del Consejo Nacional Electoral, fue asesinado el joven Fabían Urbina con un disparo al torax. Miembros de la coalición de partidos de Oposición atribuyen los disparos a efectivos castrenses.

El comandante de la Guardia Nacional, Antonio Benavides Torres, quien por decisión del Jefe de Estado ha sido sustituido por el Mayor General Sergio Rivero Marcano,  informó que los efectivos presuntamente involucrados en el hecho fueron detenidos.

Un día antes, el comandante de la GN, Benavides Torres, había asegurado que la Fuerza Armada Nacional (FAN) “mas nunca” saldría “ a la calle con armas de guerra a usarlas contra el pueblo de Venezuela, así sea de la Oposición”. Lamentablemente los hechos los han desmentido.

Por su parte, Néstor Reverol, ministro de Interior, al comentar el trágico fallecimiento del joven, evitó hablar de asesinado e comentó que los efectivos que dispersaron la manifestación en el distribuidor Altamira podrían haber usado de forma indebida y desproporcionada “la fuerza”.

Reverol, en su cuenta de Twitter, reconoció que en Altamira hubo un “hecho irregular” que está bajo investigación y provocó la muerte de un venezolano y heridas a otros 6.

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