Caso Maugeri, i giudici: Formigoni fu corrotto con oltre 6 milioni

Pubblicato il 20 giugno 2017 da ansa

Roberto Formigoni

MILANO. – Roberto Formigoni sarebbe stato corrotto con oltre 6 milioni e 600 mila euro, “ingenti capitali investiti” tra il 2006 e il 2011 dalle società in gran parte estere del faccendiere Pierangelo Daccò e dell’ex assessore lombardo Antonio Simone, per garantirgli “vacanze in località esc1usive, disponibilità di imbarcazioni di lusso, uso di dimore di pregio, un altissimo tenore di vita, cene di rappresentanza e viaggi su aerei privati (…) quale corrispettivo al mercimonio delle funzioni”.

E cioè in cambio di quelle delibere di Giunta varate grazie ai “dictat” dell’ex Governatore “a fronte di circa 120 milioni di euro e di circa 180 milioni di euro (…) erogati dalla Regione rispettivamente a Fondazione Salvatore Maugeri e Ospedale San Raffaele”.

E’ la ricostruzione, in linea con quella della Procura, che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui lo scorso dicembre il Tribunale di Milano ha condannato, tra gli altri, l’attuale senatore di Ap a 6 anni di carcere, Daccò (in detenzione domiciliare per espiare altri 8 anni definitivi) a 9 anni e 2 mesi, Simone a 8 anni e 8 mesi e Costantino Passerino, ex direttore finanziario della Fondazione, a 7 anni per i casi con al centro l’ente con sede a Pavia e l’ospedale fondato da Don Verzè.

Una ricostruzione che Formigoni contesta, spiegando che si tratta di “tesi assolutamente infondate” e che i fondi destinati a Maugeri e San Raffaele erano “versamenti dovuti e regolari” concessi “a fronte di prestazioni erogate da questi a favore dei cittadini”.

“La corruzione presuppone una scorrettezza amministrativa, la scorrettezza non c’è, tutti gli atti amministrativi sono riconosciuti corretti, la corruzione non c’è”, spiega il senatore che promette battaglia per “vedere riconosciuta la mia innocenza”.

I giudici della decima sezione penale, sebbene abbiano assolto Formigoni dal reato di associazione per delinquere in quanto “non è provato” che fosse a conoscenza “della articolata struttura (…) appositamente creata” per “l’attività prodromica alla corruzione”, nei suoi confronti hanno usato parole molto dure: nessuna attenuante gli va riconosciuta in quanto dal processo sono emersi “gravi fatti posti in essere dalla più alta carica politica della Regione Lombardia per un lungo periodo di tempo, con particolare pervicacia”, con “palese abuso delle sue funzioni” e “in modo particolarmente callido e spregiudicato, per fini marcatamente di lucro e con grave danno” per il Pirellone e “per il buon andamento della pubblica amministrazione”.

Il collegio La Rocca-Minerva-Formentin “sotto il profilo cronologico” ha sottolineato “il quasi parallelismo tra le erogazioni” ai due poli sanitari e “le erogazioni delle ‘utilità del Presidente'”, al quale sono stati confiscati circa 6,6 milioni.

Per questo sottolinea la fruizione “del grosso” dei benefit “al Capodanno 2007 in poi”, anno in cui sarebbe intervenuto, per esempio, “per garantire che la legge no profit” venisse “approvata con un testo favorevole” a Maugeri e San Raffaele con “all’epoca, più pressanti necessita finanziarie”.

In questo quadro però, l’ex dg della sanità Carlo Lucchina e l’ex segretario generale del Pirellone Nicola Maria Sanese a dire dei giudici, erano “estranei all’accordo corruttivo” – di cui Simone sarebbe stato “il garante politico” – altrimenti non ci sarebbe stata la necessità del ‘Celeste’ di “esercitare così forti pressioni sulla struttura tecnica” per l’adozione di delibere definite “illegittime”. I due assieme anche a l’ex dirigente regionale Alessandra Massei, l’ex moglie di Simone Carla Vites e Alberto Perego, amico storico dell’ex governatore sono stati assolti. Ora si attende il secondo round in appello.

(di Francesca Brunati e Igor Greganti/ANSA)

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