Pompeyo Márquez: un pezzo di storia politica venezuelana che se ne va

CARACAS. – Pompeyo Marquez è arrivato a 95 anni e non si conoscono di preciso le cause della sua morte ma le dimostrazioni di affetto e riconoscimento da amici e politici non sono mancate. Jesús “Chuo” Torrealba l’ha ricordato come un gran maestro con più di ottanta anni di lotta politica alle spalle.

Il poeta Homero Arellano, poco tempo fa, l’aveva definito “un essere collettivo” proprio perché Marquez aveva capito che nell’unità si costruisce un paese, e l’appartenenza ad un partito non deve scalfire la volontà di lotta a beneficio della giustizia per tutti. E questa sua idea di “unità” è stata rispettata e riconosciuta da molti.

Marquez, pur non essendosi mai laureato è riuscito a mettere bianco su nero le sue idee in maniera brillante e precisa. La sua intelligenza ed umiltà l’hanno formato accanto ad amici intellettuali di partito che lo hanno sempre ammirato.

È nato il 28 aprile 1922 a Ciudad Bolívar. La sua vita politica pubblica è iniziata nel 1936. Iscritto alla Federazione degli Studenti del Venezuela, ha lottato contro la dittatura di Marcos Pérez Jiménez con lo pseudonimo di “Santos Yorme”.

Dopo l’uscita di scena di Pérez Jiménez, Márquez ha seguito i precetti della Costituzione del 1961, ma vedendo che il partito comunista venezuelano Pcv era stato escluso, è tornato alla lotta armata.

Per questo è stato imprigionato durante il governo di Romulo Betancourt, ma è evaso tre anni più tardi con Petkoff e Garcia Ponce, con i quali avrebbe continuato la sua lotta politica.

Nel 1971 fonda il partito Mas (Movimento al Socialismo) accanto a Teodoro Petckoff e altri suoi compagni di lotta come risposta alle critiche sorte contro il modello sovietico. E con il Mas è riuscito ad ottenere uno scagno nel Congresso Nazionale.

Con il governo di Jaime Lusinchi (Acción Democrática) ha formato parte della Commissione Presidenziale per la Riforma dello Stato e più tardi, nel 1989, è stato designato da Carlos Andrés Pérez come Membro Presidenziale per gli Affari di Frontiera e Ministro di Sato per lo Sviluppo delle Frontiere tra il 1994 e il 1998.

Ma dal 1999 è stato un chiaro oppositore e critico delle politiche di Hugo Chávez e la vittoria di Chávez l’ha indotto a lasciare il Mas perché il partito aveva sostenuto il defunto Presidente. Lasciato il Mas, Márquez si è iscritto al partito di opposizione Un Nuevo Tiempo con il quale ha espresso le sue idee contrarie al governo di Nicolás Maduro.

Ha dedicato molti dei suoi ultimi anni a scrivere saggi ed articoli, formando parte dello staff di giornalisti per Tal Cual, giornale fondato dal suo amico Teodoro Petkoff. L’ultimo suo scritto, pubblicato i 18 di giugno, riguardava le recenti decisioni della Procuratrice della Repubblica e le manifestazioni da lui sostenute, proprio perché temeva l’insediarsi di una dittatura militare.

Lottatore instancabile per la democrazia, Márquez sarà ricordato come tale, specialmente durante questo periodo convulso di storia venezuelana.


La Redazione della Voce d’Italia è oggi accanto alla famiglia di Pompeyo Marquez, tenace avversario del regime militare imposto da Marcos Pérez Jiménez e indefesso difensore dei Diritti Umani. Con Pompeyo Márquez, maestro di vita ed esempio di onestà intellettuale e politica, la “Voce” ha condiviso il suo amore per la democrazia, la libertà e l’uguaglianza e la lotta contro ogni forma di dittatura e dispotismo, ieri e oggi.