Il paese in sommossa: 2600 proteste dal 1mo aprile

Pubblicato il 21 giugno 2017 da redazione

CARACAS. – Le espressioni di ripudio per la situazione politica e la crisi sociale e umanitaria che attraversa il paese non accennano a diminuire ma aumentano col passare dei giorni. Ne sono già trascorsi più di 80 di continue proteste contro le misure incostituzionali prese dal governo, tra le quali la convocazione all’ Assemblea Costituente.

Finora si sono registrati 95 decessi (75 direttamente collegati con la violenta repressione delle forze dell’Ordine) e i feriti si contano a migliaia, probabilmente più di 3000, feriti da arma da fuoco, biglie, pallettoni e quant’altro, e asfissiati da gas lacrimogeni.

L’ Ovcs riporta che le località dove le proteste sono state più accese sono Caracas, Miranda, Táchira, Mérida e Carabobo. Ma le proteste per strada si sono espanse su tutto il territorio, nelle zone urbane e suburbane e anche in quelle rurali. Le proteste più critiche sono state le notturne o vicine agli enti pubblici.

E su queste ultime c’è da dire che i manifestanti non sono mai stati capaci di arrivare all’ente prescelto: Consiglio Nazionale Elettorale, l’Ufficio dell’Ombudsman, il Ministero degli Interni, la Procura, ed altre istituzioni governative, perché sono sempre stati fermati e repressi dalle forze di sicurezza dello stato e dai gruppi di civili armati che le accompagnano.

E la violenza è aumentata da quando il Presidente Maduro ha messo in atto il Plan Zamora, appunto l’unione tra le forze dell’ordine: Gnb e Pnb e civili armati, gruppi riconosciuti dal governo che esercitano “il controllo della popolazione” in ambiti diversi.

Questi gruppi armati hanno agito impunemente contro la proprietà privata e pubblica con spaventosi attacchi che hanno prodotto distruzione e violenza.

Proprio partendo da questo Plan Zamora, si sono processati 250 civili per mano di tribunali militari violando il giusto processo e contravvenendo i principi internazionali sui diritti umani.

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