Comunali in salita per il Pd, Orlando apre la partita premiership

Il ministro Andrea Orlando
Il ministro Andrea Orlando

ROMA. – Uniti ai “calci di rigore” dei ballottaggi. Divisi e litigiosi sul campo della politica nazionale. Così si presenta il centrosinistra al secondo turno di amministrative assai difficili, che rischiano di consegnare al centrodestra città da sempre “rosse”, da Genova a Sesto San Giovanni. Matteo Renzi, come al primo turno, si tiene lontano dalle piazze per non “politicizzare – spiegano i Dem – una sfida che è locale”. Dal Nazareno partono appelli al voto e all’unità: nessun risultato è scritto.

Ma Andrea Orlando apre formalmente la frattura interna al Pd: mentre Renzi lavora a un listone Pd “largo”, il ministro invoca il centrosinistra unito e una “consultazione” per la premiership. Con un’uscita che irrita i renziani non solo per la scelta dei tempi, a due giorni dal voto, ma anche perché vi leggono un’anticipazione “dell’assalto alla diligenza” che partirà se i ballottaggi andranno male.

Renzi si tiene lontano dai comizi. I Cinque stelle, grandi sconfitti al primo turno, si accontentano di battersela in città come Guidonia e Carrara. E così, venerdì sera, la scena sarà di Silvio Berlusconi, al ritorno in piazza a Monza, e Matteo Salvini, nella ambita Genova. Per riportare il centrodestra alla vittoria e allo stesso tempo per contendere ai rispettivi partiti la guida della coalizione.

Ma in una domenica con oltre 4 milioni di italiani al voto e 22 capoluoghi in ballo, è un’altra alleanza, per ora tutta “virtuale”, a preoccupare il Pd: i segnali reciproci tra M5s e Lega “rischiano di pesare, nell’orientare i voti, più di un apparentamento”, ragiona un dirigente Dem. “L’80% dei ballottaggi finirà con distacco minimo: possiamo vincere la maggioranza delle città ma andate a votare”, è l’appello di Matteo Ricci.

Al Nazareno nessuno azzarda previsioni ma Genova e La Spezia ma anche città come Lucca vengono considerate a rischio, come in Lombardia Como e la “Stalingrado” Sesto San Giovanni, dove va a sostenere il centrosinistra anche Walter Veltroni. Ottimismo c’è su l’Aquila e Verona, dove c’è l’apparentamento con la tosiana Patrizia Bisinella. E si spera in una vittoria a sorpresa contro Federico Pizzarotti a Parma. Coalizioni di centrosinistra “unite contro Lega e Fi”, suona la carica Maurizio Martina.

Ma sulla scena nazionale si litiga a sinistra, con Giuliano Pisapia che lavora alla piazza del primo luglio e rivendica “autonomia” dal Pd e Mdp che minaccia l’addio alla maggioranza sulla manovra. “C’è bisogno di una svolta vera sulla politica economica e sociale. Se non c’è, è il governo che sceglie la strada di un accordo con Berlusconi”, attacca Roberto Speranza, che da un lato ribadisce sostegno al governo e dall’altro ventila una rottura sulla manovra che lascerebbe “il cerino” in mano al Pd.

“Mdp non lascia D’Alema per allearsi col Pd”, aggiunge. “E noi non molliamo il Pd per D’Alema”, replica il Dem Matteo Richetti, che definisce “capricci” le richieste di Mdp sulla manovra. Il Pd “largo” cui lavora Renzi, sottolineano i dirigenti a lui vicini, andrà “da Calenda e Tosi a Pisapia” ma non include i dalemian-bersaniani.

Ma Carlo Calenda col Pd è in rotta sul ddl concorrenza e Pisapia dice di non voler entrare in nessun listone. Mdp continua a incalzare su Consip e un’altra sede di attrito si annuncia la commissione d’inchiesta sulle banche, che il Quirinale auspica non si trasformi in un ring elettorale su cui trascinare istituzioni come Bankitalia e Consob.

Chi prova a portare avanti il lavoro di “ricucitura” promosso da Romano Prodi è Orlando, che invoca una “convenzione” per l’unità del centrosinistra, una riforma elettorale con le coalizioni e pure primarie per la leadership. Orlando e Cuperlo saranno sia all’assemblea dei circoli Pd a Milano, che in piazza con Pisapia a Roma. I renziani, a partire da Matteo Orfini, non andranno da Pisapia perché bisogna “innanzitutto rafforzare il Pd”. E Lorenzo Guerini avverte: “Il congresso ha rieletto il segretario con una legittimazione chiarissima. Non vorrei che si fingesse di scordarselo”.

(di Serenella Mattera/ANSA)