Riforma soft del bicameralismo: cambiare i Regolamenti

Luciano-Violante (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)
Luciano-Violante (Foto Fabio Cimaglia / LaPresse)

ROMA. – Dopo il naufragio del referendum costituzionale del 4 dicembre, Luciano Violante (che riconosce come dagli “errori spesso si impari..”) ci riprova a raddrizzare quelle che da molti vengono considerate le “storture” del bicameralismo perfetto. Così, con il presidente del Senato Grasso, convoca un convegno a Palazzo Giustiniani dal titolo indicativo “Quali limitate riforme dei Regolamenti sono ancora possibili in questa legislatura?” e dal significato evidente: rimettere mano al complesso di norme che regola la vita del Parlamento (e che lui stesso contribuì a modificare in veste di presidente della Camera dal 1996 al 2001) per migliorare il processo legislativo.

E al suo appello rispondono i presidenti dei senatori Pd e FI, Luigi Zanda e Paolo Romani, e l’esperto di riforme costituzionali al Senato del M5S, Vito Crimi. Diserta l’ appuntamento invece il vicepresidente di Palazzo Madama, Roberto Calderoli. “Prima di riformare i Regolamenti – spiega il leghista – bisogna rispettarli”. E perché “parlarne a fine legislatura” quando la bozza di riforma che lui scrisse con Anna Finocchiaro (Pd) e Donato Bruno (FI), appena insediate le Camere, “è rimasta sinora lettera morta?”. Il fatto, incalza, è che dire ora di ritoccare le norme di Camera e Senato è “un modo per mandarsi segnali di fumo sulla legge elettorale”.

E in effetti di legge elettorale parla subito Romani dicendo non solo che questa dovrà “riprendere il suo iter al Senato” perché qui non c’è il rischio del voto segreto, ma anche che è di fatto “la madre” dei Regolamenti: è “in base” a lei infatti che “si compone un Parlamento e si delineano i rapporti tra gruppi e tra maggioranza e opposizione”.

A entrare nel merito è il presidente del Senato Pietro Grasso che lancia una proposta per uniformare il più possibile i Regolamenti di Camera e Senato. Tra le modifiche: norme per evitare la frammentazione dei gruppi; rafforzamento di lavoro e ruolo delle commissioni permanenti; snellimento dell’iter per i progetti del governo. Misure sulle quali concordano tutti da Zanda a Crimi.

Per il primo, c’è tempo per rimettere mano ai Regolamenti ma si deve arrivare a un “patto politico”. “Su pochi ma qualificanti punti – osserva il secondo – un’intesa si può trovare”. Primo tra tutti lo stop alla frammentazione dei gruppi. Un problema che secondo il costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto si potrebbe risolvere anche alzando il numero dei parlamentari necessari a formare un gruppo o limitando le componenti all’interno del Misto.

Il problema, osserva il prof che definisce “un abuso” il continuo ricorso al decreto legge, è che quando si scrivono i Regolamenti “ci dovrebbe essere un’idea politica dietro che negli anni ’70 fu ad esempio la centralità del Parlamento”. “Ora – confessa – sinceramente non ne vedo…”. Tra le altre proposte di Grasso: uniformare il criterio di computo degli astenuti (al Senato sono voto contrario e alla Camera non influiscono sulla maggioranza) e dare più poteri ai Presidenti su ammissibilità e votazione degli emendamenti anche “istituzionalizzando” il cosiddetto “canguro”.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)