Da Mosul a Palmira, i tesori distrutti dall’Isis

Pubblicato il 23 giugno 2017 da ansa

Palmira

BEIRUT. – Esplosivo, bulldozer, picconi, martelli pneumatici: si sono serviti di qualsiasi mezzo i jihadisti dell’Isis per sfogare la loro furia iconoclasta dal 2014 contro monumenti e reperti archeologici da loro considerati simboli dell’idolatria, nei territori da loro occupati. Non solo quelli pre-islamici, ma anche quelli musulmani sciiti e addirittura sunniti, quindi della loro stessa fede. In altri casi si sono impadroniti dei ‘pezzi’ più piccoli e li hanno smerciati sul mercato nero internazionale.

MOSCHEA AL NURI – L’ultimo crimine, secondo il governo iracheno, è la distruzione della moschea di Mosul del XII secolo, dal minareto pendente detto ‘il Gobbo’, simbolo della città. Si tratta, fra l’altro, della moschea dove nel luglio 2014 il capo dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, proclamò la rinascita del Califfato. Secondo Isis, invece, a distruggere la moschea e il minareto sono stati i bombardamenti americani.

SITI ARCHEOLOGICI – Gennaio 2015: l’Isis mina gran parte delle mura originali dell’antica città assira di Ninive, alle porte di Mosul. In febbraio diffonde un video sulla distruzione delle opere del Museo archeologico di Mosul, alcune delle quali però copie in gesso. Marzo 2015, Isis annuncia la distruzione coi bulldozer dell’antica città assira di Nimrud (XIII sec. a.C.).

Lo stesso mese è distrutta Hatra, a sud di Mosul. La furia jihadista s’abbatte su Palmira, in Siria, uno dei più importanti siti archeologici mediorientali, dopo averla occupata (maggio 2015): distrutti i templi di Bel e Baalshamin e l’Arco di Trionfo romano. In agosto è ucciso l’ex direttore del sito, Khaled al Asaad, 81 anni, e il suo corpo è appeso a una colonna.

MOSCHEE E SANTUARI ISLAMICI – Sono fatti saltare in aria molti luoghi di culto e tombe mete di pellegrinaggi di musulmani e di cristiani. Tra questi, la presunta tomba del profeta Daniele e la moschea del profeta Giona, entrambe a Mosul.

LUOGHI DI CULTO CRISTIANI – Innumerevoli le distruzioni di chiese e monasteri. Tra i più conosciuti, il più antico monastero in Iraq, quello di Sant’Elia a Mosul, fondato nel 590 dopo Cristo. E quello di San Giuliano d’Emesa, a Qaryatayn in Siria, risalente al 432.

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