Comunali all’ultimo voto: arrembaggio centrodestra, il Pd insegue

Pubblicato il 23 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Espugnare Genova la “rossa”. E’ a un passo dall’impresa, il centrodestra. Marco Bucci, dopo aver staccato di cinque punti al primo turno il centrosinistra guidato da Gianni Crivello, prova a conquistare ai ballottaggi la vittoria che, nelle speranze di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, darebbe a Fi e Lega una spinta nella lunga corsa alle politiche.

Ma il Pd, presente al ballottaggio in 20 dei 22 capoluoghi alla guida di coalizioni civiche di centrosinistra, non molla la presa. A Genova, come in altre 11 città, parte in svantaggio. La sfida è difficile ma in molti Comuni l’incertezza è alta, i voti sul filo. Con due convitati di pietra: l’astensione e gli elettori M5s, fuori dalle sfide principali.

Sui 111 Comuni che domenica andranno al secondo turno, chiamando alle urne oltre quattro milioni di italiani, in due città su tre la sfida è tra centrosinistra e centrodestra. E nei due terzi dei casi, secondo un’analisi dell’istituto Cattaneo, l’esito è incerto.

Anche per questo Matteo Renzi, che ha scelto di non fare nessun evento di campagna elettorale, invita ad aspettare lunedì per i bilanci. In mattinata punta l’accento sui dati economici positivi che, a dispetto di “catastrofisti e populisti”, saranno al centro di una lunghissima campagna per le politiche che annuncia “pacata e civile”. E in serata punta le sue fiche sui ballottaggi del Veneto, “terra di frontiera e sperimentazione”.

Da Padova e Belluno, a Verona, dove il Pd sostiene la tosiana Patrizia Bisinella, fino a Mira, che l’altra volta andò ai Cinque stelle, il segretario Pd invita al voto per “evitare” la vittoria della Lega di Salvini. Ma da Genova e La Spezia, da Lodi e Monza, fino a Livorno e Taranto, la partita per i Dem, che cinque anni fa avevano fatto il quasi “en plein”, è in salita.

E i renziani paventano una lettura del voto che li penalizzi in ogni caso: se perderemo – ragionano – sarà colpa del Pd, se vinceremo verrà notato che in città come Genova, Parma, La Spezia, Lucca e Pistoia i candidati sono “non renziani”, civici di centrosinistra.

Quel che è sicuro, è che lunedì si riaprirà il dibattito sulle alleanze a sinistra, con la minoranza orlandiana all’attacco del segretario e Giuliano Pisapia, che si smarca da un eventuale “listone” Dem, in campo il primo luglio per lanciare il suo nuovo soggetto.

Notizie positive si annunciano per il centrosinistra a l’Aquila e una possibile sorpresa, contro l’uscente Federico Pizzarotti, a Parma. A Trapani, dove lo sfidante si è ritirato, la corsa Dem è contro il quorum al 50%. Ma quasi ovunque il centrodestra, galvanizzato da un ottimo primo turno, punta al massimo risultato con una campagna a tappeto di Berlusconi e Salvini. Tanto che il Dem Michele Anzaldi denuncia una “virata pro-Fi nell’informazione della Rai” (“Avevo invitato Renzi, ma ha rinunciato”, replica Bruno Vespa).

A destra i leader di Fi e Lega sono impegnati non solo a rilanciare la coalizione, ma anche a contendersene lo scettro. “Con me in campo Fi andrà oltre il 30%”, suona la carica il Cavaliere, che già immagina Salvini futuro ministro dell’Interno. Ma il leader della Lega vuol giocarsi la leadership e ribatte: “Parliamone lunedì…”.

A dividere i due – Salvini chiude la campagna a Genova, Berlusconi a Monza – è il feeling di Lega e M5s che, notano dal Pd, domenica potrebbe portare molti voti al centrodestra. Il Cavaliere attacca Grillo (“Aveva il vizio di farsi pagare in nero”) e definisce i grillini “un pericolo come nel ’94 i comunisti”, un’alleanza con loro “un suicidio”. Salvini replica che il M5s non è “il male assoluto”.

Fedele a se stesso, Beppe Grillo nega ogni apparentamento. Ma la vigilia del voto è amara per il M5s. Non solo perché corre in soli dieci comuni (il più importante è Asti) ma anche perché a Roma impazza la bufera per le intercettazioni di Renato Marra sulla Raggi e a Palermo quattordici grillini finiscono a processo per le firme false.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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