Renzi punta ancora sul suo Pd: “No a unioni litigiose”

Pubblicato il 26 giugno 2017 da ansa

ROMA. – Non le coalizioni, la domanda di cambiamento. Da qui Matteo Renzi e i suoi ripartono. Il giorno dopo, guardano in controluce la sconfitta ai ballottaggi. E ribaltano la lettura. I cittadini hanno votato quasi sempre contro chi governava, per cambiare: Pistoia – ad esempio – è passata da sinistra a destra, Lecce da destra a sinistra. Dunque il rilancio, nella lunga corsa alle politiche, sono convinti che passi da un rafforzamento del Pd sui territori e della sua centralità a livello nazionale, con un ritorno alla proposta di cambiamento che fu la forza del Renzi della prima ora. Non da un nuovo “tavolo” modello Ulivo come quello proposto da Andrea Orlando. Né dal “modello Pisapia” che “perde” Genova.

Ma gli avversari della sinistra interna ed esterna al Pd sono di tutt’altra idea e stringono “l’assedio” al fortino renziano, convinti che in autunno potrà partire l’assalto alla leadership. Non basta il post notturno del segretario a placare le ansie da sconfitta. Quello che Renzi su Facebook derubrica a risultato “non granché”, diventa nelle riflessioni del giorno dopo dei parlamentari Pd una disfatta preoccupante.

Il leader Dem, di primo mattino, pubblica un grafico di Youtrend che mostra come nel conteggio dei 111 comuni al ballottaggio, il centrosinistra batta il centrodestra 67 a 59. Si attira così le ironie della Rete e le perplessità dei Dem. Ma i renziani insistono: non è un dato banale perché gli abitanti dei Comuni vinti dal Pd superano quelli dei Comuni dove ha prevalso la destra.

Basta? No, son solo chiacchiere, secondo gli avversari. Non si può banalizzare così, osservano, aver perso Genova e Spezia, Pistoia e l’Aquila, Monza e Lodi. Quella di Renzi, attacca Orlando, è una analisi da “vecchia politica” non in grado di ammettere le sconfitte. Gli orlandiani, che domani si riuniranno a Roma, chiedono un’analisi politica “seria” in direzione nazionale (l’ipotesi di convocazione è per il 10 luglio).

E il ministro propone un “tavolo” delle forze “sociali e politiche” per riunire il centrosinistra. La segreteria non la mettono in discussione. Per ora. Potrebbero farlo a novembre, dopo la paventata sconfitta in Sicilia (il no di Pietro Grasso complica le cose). E comunque spingono per una premiership contendibile a sinistra, per favorire l’unità.

La fine del renzismo, dicono i bersaniani con Roberto Speranza, è “l’unica via per ripartire”. Ma i renziani non ammettono discussioni. Non se ne parla di riaprire il congresso e neanche di tornare a coalizioni “litigiose tenute insieme dal vinavil”, attacca Matteo Orfini, che boccia il tavolo di Orlando pubblicando un’infografica con i ben 33 leader dell’Unione, ma sembra scettico anche sulle chance di Prodi di far da collante.

Lo schema resta per ora quello del “listone” Dem largo da centro a sinistra. E resta anche una aspirazione maggioritaria che Renzi, al lavoro al Nazareno, dovrebbe rilanciare questo weekend dall’assemblea dei circoli a Milano. “Se Bersani non vuole stare con noi rispettiamo la sua volontà”, attacca un deputato.

Ma la realtà, spiegano altri, è che i giochi si apriranno davvero in autunno, quando si chiuderà la finestra del voto e si potrà fare un ultimo tentativo sulla legge elettorale. Fino a lì, si proverà a tenere aperto un canale con Pisapia. Intanto, la priorità di Renzi è rafforzare il partito (si parla di una nuova pubblicazione, “Democratico”).

Qualche renziano torna a spingere per il voto anticipato ma, frenano i dirigenti Dem, non ce ne sono le condizioni: ci pensano gli altri partiti a tenere in piedi la legislatura. Paolo Gentiloni può affrontare con questa consapevolezza i prossimi passaggi parlamentari. Nel pomeriggio il premier vede Luigi Zanda e Anna Finocchiaro. Parlando di codice antimafia, ddl sulle crisi di impresa e stato di insolvenza. Poi ci sarà da affrontare lo ius soli: qualche dirigente Dem, soprattutto del Nord, suggerisce a Renzi di frenare sulla riforma, ma al momento si avanti, un passo indietro, secondo i renziani, “sarebbe un suicidio”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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