Da Ue multa record 2,4 miliardi a Google: “Faremo ricorso”

BRUXELLES. – All’azienda che ha battuto tutti i record dei motori di ricerca, la Commissione europea riserva la multa che batte tutti i record delle ammende: Google dovrà pagare 2,42 miliardi di euro perché, per la prima volta, l’Ue ha messo nero su bianco che ha abusato della sua posizione dominante per privilegiare i suoi prodotti, in particolare il servizio di comparazione degli acquisti, facendo praticamente sparire i concorrenti dalle ricerche.

La ‘punizione’ non finisce qui: entro 90 giorni dovrà rimediare alla situazione attuale, cambiando la sua strategia commerciale e aprendo ai concorrenti, altrimenti scatterà una penale che può arrivare al 5% del suo fatturato giornaliero. Mountain View, ovviamente, non ci sta: respinge con prontezza tutte le accuse e annuncia che presenterà un ricorso.

L’indagine dell’Antitrust Ue su Google shopping va avanti dal 2010. Da allora, l’azienda ha presentato una serie di rimedi e soluzioni che però la Commissione Europea ha sistematicamente respinto, dandole però altro tempo per modificarli. Fino alla presentazione delle accuse formali nel 2015 e 2016, che illustravano le ‘evidenze’ raccolte dalla Commissione.

Il motore di ricerca più grande e utilizzato al mondo, che controlla circa il 90% del mercato europeo delle ricerche online, ha abusato della sua posizione di dominio incontrastato “per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust”, ha detto la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager.

In pratica quando un utente cerca un prodotto su Google, i primi risultati che compaiono in alto, molto visibili e che inevitabilmente risultano i più cliccati ed utilizzati, sono quelli forniti dal suo servizio di Shopping, con cui ovviamente fa ricavi.

“Quando si fa shopping online, si vogliono trovare i prodotti che si stanno cercando in modo veloce e facile, e gli inserzionisti vogliono promuovere quegli stessi prodotti. Ecco perché Google mostra annunci pubblicitari Shopping, mettendo in contatto le persone con migliaia di inserzionisti”, si difende il vicepresidente senior e consigliere generale di Google, Kent Walker.

Ma per la Commissione quello fornito dall’azienda non è un servizio né onesto né corretto. Perché i servizi di comparazione degli acquisti dei suoi rivali sono invece lasciati nella colonna dei risultati generici, selezionati dagli algoritmi generici. “Le prove dimostrano che il competitor messo maggiormente in risalto compare soltanto a pagina 4 dei risultati”, scrive la Commissione.

Il problema è che i consumatori cliccano molto più spesso sui prodotti più visibili, e quindi su quelli sponsorizzati da Google. I numeri non lasciano dubbi, spiegano i regolatori europei: i risultati sulla prima pagina guadagnano il 95% di tutti i click, quelli sulla seconda solo l’1%. In attesa di vedere come il colosso modificherà la sua strategia per rispettare le richieste Ue, brindano i suoi rivali:

“E’ un potente precedente che la Commissione può usare per ristabilire la concorrenza sui meriti in altri settori come mappe e viaggi”, ha detto il portavoce di FairSearch. Anche l’associazione dei consumatori Ue esulta: “Oggi vincono i consumatori e l’innovazione”.

(di Chiara De Felice/ANSA)