Ustica 37 anni dopo, Mattarella: “Ferita aperta, ora verità”

Il relitto dell'aereo di linea DC9 della compagnia aerea italiana Itavia (precipitato vicino all'isola di Ustica, il 27 giugno 1980, facendo 81 vittime) ricostruito nell'hangar di Pratica Di Mare, Roma, il 15 dicembre 2003. ANSA
Il relitto dell’aereo di linea DC9 della compagnia aerea italiana Itavia (precipitato vicino all’isola di Ustica, il 27 giugno 1980, facendo 81 vittime) ricostruito nell’hangar di Pratica Di Mare, Roma, il 15 dicembre 2003.
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BOLOGNA. – Percorrere “fino in fondo la strada della verità” per provare a rimarginare quella che è una “ferita sempre aperta, per le vite spezzate, per le indicibili sofferenze dei familiari, e per il vulnus alla sensibilità civile e democratica del nostro Popolo”.

A 37 anni dalla sera che all’inizio dell’estate del 1980 vide affondare nel mare di Ustica il Dc-9 Itavia Bologna-Palermo e i suoi 81 passeggeri, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è tornato a chiedere con forza risposte alla “domanda di giustizia” che arriva, ininterrotta, dai familiari delle vittime, dalla città di Bologna e, in generale, da tutto il Paese.

Una strada complicata. E che per essere percorsa ha bisogno di documenti. Perché – ha detto la presidente dell’associazione parenti delle vittime, Daria Bonfietti, prima di entrare nella sala del Consiglio Comunale per l’incontro con il sindaco di Bologna – se “nonostante tutto arriviamo con sempre molta voglia di lottare” la direttiva Renzi che ha aperto gli archivi non è stata sufficiente: “Per la nostra vicenda – ha detto Bonfietti – c’è l’inesistenza totale di documentazione coeva. Ci sembra davvero molto poco. E’ solo perché gli archivi sono tenuti male o qualcuno ha buttato via tutto? Parliamone”.

Una richiesta, questa, fatta sua anche dal sindaco Virginio Merola, che nei prossimi giorni chiederà formalmente al presidente del Consiglio un incontro insieme alla presidente Bonfietti: “Il fatto che la desecretazione si riveli inconcludente non va assolutamente bene. La desecretazione deve essere vera. Quindi ogni ministero implicato deve poter collaborare”.

Per il sindaco “la verità è la questione essenziale per avere finalmente giustizia. Sono stati fatti molti passi avanti e però che molti pezzi di stato ancora non collaborino non fa onore alla nostra Repubblica”. Sicuramente, questa richiesta di verità sarà sostenuta dalle altre due più alte cariche dello Stato, che hanno invitato a non rassegnarsi nella ricerca.

In particolare il presidente del Senato Grasso nel suo messaggio all’associazione familiari ha spiegato come “Le innegabili opacità di questi anni hanno fin ora impedito una ricostruzione complessiva degli eventi di quella notte”; la presidente della Camera Boldrini ha infine ribadito “il dovere delle istituzioni di impegnarsi in modo incondizionato per fare luce”.

(di Roberto Anselmi/ANSA)