La partita di Renzi, isolare Franceschini e rilancio leadership

Pubblicato il 28 giugno 2017 da ansa

Franceschini e Renzi

ROMA. – Dieci giorni per rinvigorire linea e leadership reagendo a quella che, nel quartier generale del Nazareno, viene vista come una chiara strategia di logoramento. Matteo Renzi, nel day after del “grande attacco” dall’interno e da sinistra, prova a intavolare la strategia dei prossimi giorni: si parte venerdì, quando introdurrà con un discorso che, assicurano i suoi, sarà piuttosto denso, l’assemblea dei circoli Dem a Milano. E si finisce il 10 luglio, con una Direzione bollente ma che, in termini numerici, vede la maggioranza renziana blindata.

Il segretario Pd, dopo il feroce botta e risposta, sceglie il silenzio. Ma la linea, rispetto a qualche ora fa, non cambia. Un passo indietro è da escludere anche perché, è il refrain che ripetono Renzi e i suoi fedelissimi, ad averlo incoronato leader, solo ad aprile, è il 70% dei due milioni di votanti alle primarie. Anche per questo, il timore che Renzi possa essere indotto a perdere il timone del partito, tra i renziani non esiste.

“In Direzione siamo 102, siamo autonomi”, assicura un dirigente Dem. E se Dario Franceschini e i suoi voltassero le spalle al segretario? “Non sono più di 9 in Direzione”, spiega un renziano osservando come, da qualche mese a questa parte, la corrente dei franceschiniani di ferro si sia assottigliata. Mentre gli orlandiani, in Direzione, non superano le 30 unità e la componente che fa capo a Michele Emiliano, pur molto critica, non mette in dubbio la leadership renziana.

Che i numeri corrispondano o meno alla cruda realtà lo si vedrà il 10 luglio. Di certo, la reazione dei renziani al doppio attacco (tweet più intervista a La Repubblica) di Franceschini è quella di isolare il neo-dissidente. “La frattura ora c’è”, si spiega. Ma non è escluso che la stessa frattura si ricomponga. Anche perché, da parte dello stesso Renzi, c’è la volontà di tenere basse delle polemiche che, è la sua convinzione, non sono neanche comprese dagli elettori e danneggiano il partito.

Così come, per il segretario, non è comprensibile il dibattito sulla coalizione di centrosinistra con chi, a partire da Mdp, non ha condiviso quasi nulla del programma del governo Renzi. Un’alleanza con chi sabato “condurrà” la kermesse di Piazza dei Ss Apostoli, al momento è impossibile, ripetono i renziani lasciando uno spiraglio solo a chi, come Giuliano Pisapia, ha avuto delle convergenze con le battaglie di Renzi, a partire da quella delle riforme. A quella piazza, in qualche modo, Renzi dovrà prendere le contromisure.

E a Milano, quando riunirà tutti i circoli sotto l’insegna “Italia 2020”, Renzi e il vice segretario Pd Maurizio Martina proveranno a mettere in campo “un’alleanza sociale su un’idea di Italia e di Europa”, interloquendo non solo con gli iscritti ma anche con le associazioni (sabato è prevista ad esempio la presenza del fondatore di Libera Don Luigi Ciotti). Sarà un modo, insomma, per contrapporre l’idea di un Pd che sia un solo blocco (o listone, in chiave elettorale) a quella della coalizione: rispondendo così non solo a Franceschini ma anche a chi, da Romano Prodi in giù, lavora alla costruzione di un Ulivo 2.0.

(di Michele Esposito/ANSA)

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