Mani della mafia su Niscemi, arrestati boss ed ex sindaco

CALTANISSETTA. – A Niscemi Cosa nostra aveva allungato le mani sul Comune con l’aiuto dell’ex sindaco, Francesco La Rosa, e di un ex consigliere, Calogero ‘Carlo’ Attardi. Su di loro, sostiene la Dda della Procura di Caltanissetta, che ha ottenuto gli arresti domiciliari dei due per voto di scambio con la mafia, i clan di Niscemi e Gela potevano contare. Il rapporto, per l’accusa, era consolidato: soldi, assunzioni e lavori in cambio di voti per le amministrative del 2012.

Quella tornata elettorale è ricostruita nelle 580 pagine dell’ordinanza del Gip Marcello Testaquatra che ha disposto il carcere per associazione mafiosa del boss Giancarlo Lucio Maria Giugno, 58 anni, già detenuto, e di altri tre affiliati: Salvatore Ficarra, di 47, Francesco Spatola, di 53, e Francesco Alesci, di 48. E gli arresti domiciliari per voto scambio elettorale politico-mafioso oltre che per La Rosa e ‘Carlo’ Attardi, anche per il padre di quest’ultimo, l’imprenditore Giuseppe Attardi, e per i fratelli Salvatore e Giuseppe Mangione, di 47 e 44 anni, collaboratori dell’ex sindaco. Che è ancora in consiglio comunale a Niscemi: ruolo che gli spetta di diritto in quanto sconfitto al ballottaggio a sindaco di domenica scorsa.

Elezione, quest’ultima, che non entra nell’inchiesta della Dda della Procura di Caltanissetta diretta da Amedeo Bertone che lancia comunque l’allarme: “le indagini delineano un quadro allarmante del rapporto esistente fra mafia e politica – afferma il magistrato – è uno scenario che bisogna approfondire per verificare il tipo di incidenza su appalti e sui vantaggi illeciti che Cosa nostra ha conseguito”.

E che avrebbe radici antiche. Per esempio al 18 luglio del 1992 quando è sciolto per infiltrazioni mafiose il Comune di Niscemi, dopo la sindacatura di Paolo Rizzo, cognato del boss Giancarlo Giugno. Secondo gli inquirenti il boss Giugno, tornato in libertà l’11 marzo 2010, si sarebbe interessato alla campagna elettorale per le amministrative a Niscemi appoggiando La Rosa e Calogero Attardi.

Alle elezioni, ricostruisce la Dda di Caltanissetta, era interessato anche Alessandro Barberi, all’epoca reggente di Cosa nostra a Gela e rappresentante provinciale, che avrebbe incontrato segretamente Giugno e tenuto i contatti con lui tramite dei suoi cognati, Salvatore Ficarra e Francesco Spatola.

In cambio dei voti, emerge dalle indagini della squadra mobile della Questura di Ragusa, ci sarebbe stato il versamento di soldi, la promessa di assunzioni nelle società di Giuseppe Attardi, padre del candidato Calogero, la possibilità della acquisizione di lavori in Comune, grazie a turbativa delle relative gare, la acquisizione di commesse e lavori.

La lista ‘La Rosa Sindaco’ non soltanto si sarebbe avvalsa dell’aiuto dei mafiosi per la raccolta del consenso elettorale, ma avrebbe anche “comprato” il voto degli elettori: 100 euro ciascuno e promesse di posti di lavoro. Nelle società del padre di Attardi sono risultati assunti, dopo le elezioni, 67 niscemesi tra cui Ficarra. Il boss Barberi preferiva i contanti: 20mila euro prima del voto e altri 22mila dopo. Con gli auguri per le elezioni di sindaco e consigliere comunali dagli ‘amici’ del clan.

(di Mimmo Trovato/ANSA)