A Roma tutti “Insieme” a Pisapia, piazza alternativa a Renzi

Giuseppe Pisapia REUTERS/Paolo Bona
Giuseppe Pisapia
REUTERS/Paolo Bona

ROMA. – “Parola d’ordine: discontinuità”. E’ nel segno dell’alternatività alla leadership di Matteo Renzi che, domani, avrà luogo il tentativo di quello che Pippo Civati chiama “il patto degli apostoli”. La piazza romana della vittoria dell’Unione nel 2006, riunita sotto il titolo “Insieme”, darà infatti il via all’attesa “cosa” di Giuliano Pisapia, con l’ex sindaco di Milano che mantiene il ruolo di federatore ma, rispetto a qualche settimana fa, non “vede” più un accordo con Renzi. Anche perché, da quell’accordo, è lo stesso segretario Dem ad essersi allontanato.

Ed ecco che, subito dopo il discorso di Renzi all’assemblea dei circoli a Milano, in piazza dei Santi Apostoli sigle, associazioni e militanti di centrosinistra si riuniranno attorno allo slogan “competition is competition” caro a Romano Prodi ai tempi dell'”Asinello”. Era il 1999 e il Professore, sulla scia dell’ulivismo, diede vita a un movimento ex novo, “I Democratici”, fatto di sindaci e sigle che attingevano al cristiano-liberalismo e alla socialdemocrazia. La lista si presentò alle Europee autonomamente dai Ds e arrivò al 7,7%.

E, al momento, è un po’ questo il binario di Pisapia, seppur da una prospettiva speculare a quella dell’Asinello, perché spostata a sinistra del Pd. Anzi, il fermo “no” a trattative con la destra e strizzate d’occhio ai populisti sarà uno dei cardini del discorso dell’ex sindaco, assieme all’esigenza di essere alternativi non al Pd – del quale si guarda agli elettori – ma alla linea della segreteria nazionale.

Una linea che, col “patto sul sistema tedesco”, aveva abbandonato la prospettiva coalizionale: e Pisapia ha in qualche modo reagito, annunciando l’evento di Piazza dei Ss Apostoli e avvinandosi, di fatto, alla linea di Mdp. E, non è un caso, che a chiudere la kermesse, prima di Pisapia, sia Pier Luigi Bersani, ovvero colui che, solo ieri, sosteneva che l’Italia “si è messa alle spalle Renzi”.

Ma sul palco, quasi a replicare a chi, come Renzi, paragona l’operazione a “formule del passato”, ci sarà – con il sottofondo di Rino Gaetano – tanta società civile: dalla presidente Arcigay Francesca a Stefania Catallo del centro anti-violenza di Tor Bella Monaca, dal costituzionalista Valerio Onida ad Alessio Gallotta, che per la Cgil si occupa del caso Amazon in Lombardia. Fino a due sindaci simboli del civismo che vince: Leoluca Orlando da Palermo e Damiano Colletta da Latina.

In platea mezzo centrosinistra: dagli orlandiani (tra gli altri, il ministro Orlando e Zingaretti) a Retedem, da nomi simbolo del centrosinistra del Sud come Antonio Bassolino alla presidente della Camera Laura Boldrini fino a Centro Democratico e allo stato maggiore di Mdp. Sinistra Italiana, , manderà una sua delegazione priva, tuttavia, del segretario Nicola Fratoianni.

Il popolo del Brancaccio (che Pisapia aveva indirettamente fischiato il 18 giugno), invece, diserterà. “Non ci hanno voluto dare la parola, non saremo in piazza”, annunciano Tomaso Montanari e Anna Falcone lamentando la “perdita di un’occasione” nel dialogo con “il popolo delle diseguaglianze”. A testimonianza di come il “patto degli apostoli” nasca già con una divisione in grembo.

(di Michele Esposito/ANSA)