Vaticano in crisi ancora su pedofilia e finanze

Il Cardinale prefetto George Pell, durante la conferenza stampa sul nuovo quadro economico della Santa Sede e sui nuovi vertici dello Ior, Roma, 09 luglio 2014. ANSA/ ANGELO CARCONI
Il Cardinale prefetto George Pell, durante la conferenza stampa sul nuovo quadro economico della Santa Sede e sui nuovi vertici dello Ior, Roma, 09 luglio 2014. ANSA/ ANGELO CARCONI

CITTA’ DEL VATICANO. – E’ come un’onda carsica, che per un certo periodo se ne sta nascosta e silente, ma poi riemerge con fragore e produce danni ingenti. Ancora una volta a mettere in crisi il papato – in quello che può considerarsi il momento più drammatico del pontificato di Francesco – sono i due grandi ‘nodi’ problematici che da decenni perseguitano la Chiesa e il Vaticano: da una parte, quasi una nemesi storica, il riemergere dai decenni passati, quando nella Chiesa non vigeva certo la “tolleranza zero” introdotta da Ratzinger e riaffermata da Bergoglio, della piaga della pedofilia che torna nuovamente e con accuse infamanti a chiedere il conto di vecchi abusi; dall’altra, la gestione delle finanze, la prima delle riforme varate da Francesco, che però dopo aver molto stentato ad andare a pieno regime, ora, con le accuse di pedofilia da cui deve difendersi il super-ministro degli affari economici George Pell, finisce in pieno caos.

Il rinvio a giudizio del cardinale australiano Pell per abusi sessuali e stupro, in merito a presunte molestie a minori quando negli anni ’70 era prete nella sua natia Ballarat, cade in un momento già molto delicato per l’assetto dell’economia vaticana. Appena dieci giorni fa, infatti, era stato rimosso con tre anni d’anticipo sulla fine del mandato il primo “revisore generale” messo a controllare i conti vaticani, Libero Milone, voluto proprio da Pell e finito in un’indagine sui cui contorni vige un impenetrabile riserbo.

Allo stesso tempo, un altro potente capo dicastero, il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica), la “banca centrale” vaticana, titolare anche di gran parte del patrimonio immobiliare della Santa Sede, è proprio in questi giorni destinatario, tramite rogatoria internazionale, dell’avviso di conclusione delle indagini quale ex vescovo di Savona, indagato per malversazione ai danni dello Stato su alcuni investimenti immobiliari da parte dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

Anche lui, quindi, già protagonista di un “braccio di ferro” con Pell sulle competenze dei rispettivi dicasteri (tanto che poi la Segreteria per l’Economia fu ridimensionata con la gestione degli immobili rimasta in capo all’Apsa) e poi anche sulla revisione contabile, preso mira dalla giustizia del Paese d’origine, in questo caso l’Italia.

E mentre la Segreteria per l’Economia nata con la riforma, dopo il “congedo” dato dal Papa al prefetto Pell per difendersi nel processo che si aprirà a Melbourne il 18 luglio, resta provvisoriamente affidata, “donec aliter provideatur”, cioè fino a nuova decisione, ai segretari Alfred Xuereb e Luigi Mistò, sarà difficile vedervi nuovamente a capo il “rugbista” australiano, già molto poco amato Oltretevere per il suo quasi pregiudiziale conflitto con “gli italiani”, essendo Pell già da più di un anno oltre la soglia del pensionamento fissata ai 75 anni.

Il futuro delle finanze vaticane, chi ne sarà a capo, la stabilizzazione definitiva della riforma e delle nuove procedure di trasparenza, al momento, sono grandi punti interrogativi. E se anche con gli strascichi velenosi dello scandalo pedofilia, che ora “mordono” proprio nel cuore della Santa Sede, bisogna fare i conti in maniera più decisa, anche con processi della Congregazione per la Dottrina della Fede più aperti alle istanze e alle esigenze delle vittime (non sono state un caso le recenti dimissioni della ex abusata irlandese Marie Collins dalla Commissione papale anti-abusi), a rappresentare un punto fermo, un bastione di stabilità in questa nuova tempesta che fa tremare le mura vaticane resta saldamente la sola Segreteria di Stato, con figure che godono della piena fiducia del Papa, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin per la gestione dei delicatissimi dossier internazionali e il sostituto monsignor Angelo Becciu per gli affari interni.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)