Idiota

 

Oggi vorrei parlarvi della parola “idiota”. [Ogni riferimento è puramente voluto.]

Se consulto il vocabolario italiano, il primo che mi capita sottomano, il Dizionario della lingua italiana, di Devoto e Oli, leggo alla voce idiòta: “Caratterizzato da una vistosa e sconcertante stupidità”; … e cose simili (più o meno). La descrizione del lemma si conclude, poi: “dal greco: idiotes: individuo privato, senza cariche pubbliche”.

Faccio notare di passaggio che nella stessa pagina di Dizionario si trovano parole come idiòma e idiotismo, che proprio niente hanno a che vedere con la stupidità. Idioma è una lingua particolare, propria di un gruppo di parlanti ben definito (diciamo: una lingua nazionale oppure un dialetto); e idiotismo è una forma espressiva particolare, tipica di un gruppo di parlanti molto ristretto (corrispondente – potremmo dire – o a un quartiere o, al massimo, ad una sola città).

Allora vado a consultare un vecchio vocabolario di greco antico: il buon Bonazzi. Il cui titolo completo è: “Dizionario Greco – Italiano, compilato, ad uso delle scuole della Badia di Cava dei Tirreni, da S. E. l’Arcivescovo di Benevento, D. Benedetto Bonazzi, O.S.B. [Nota del redattore: benedettino], professore pareggiato nella R. Università di Napoli”. Meritava proprio questa citazione, ricca di informazioni, di cultura e di storia.

[L’altro vocabolario di greco antico, ancora in uso nelle scuole (che negli anni ha soppiantato il Bonazzi, monaco benedettino), è il Lorenzo Rocci S.J., religioso della Compagnia di Gesù].

Dicevo: vado a consultare lo storico vocabolario greco e concludo – mi pare di capire – che l’“idiòtes”, presso i greci era una persona che in un certo senso viveva da solo, badava ai fatti suoi, non si curava di partecipare alla vita pubblica e alla gestione dello Stato. E la chiamate stupida una persona tale?

Intanto oggi utilizziamo la parola così come essa ci è arrivata, e prendiamo atto dell’enorme scivolamento di significato che ha dovuto subire per arrivare fino a noi, passando attraverso la lingua latina che ce l’ha consegnata. E’ lì, che essa ha modificato la sua connotazione, nella nuova e diversa mentalità, propria della concezione della Res Publica presso la nobiltà romana, e dell’alta considerazione che il civis romanus   aveva della partecipazione alla vita politica.

Però a ben riflettere, oggi chi è più idiòtes (nel senso che come privato cittadino pensa esclusivamente ai fatti suoi!), chi prende parte alla politica o chi se ne tiene lontano?

Luigi Casale